CRIMINI INTERNAZIONALI

Serbia, i funerali del "boia" provocano un terremoto. Bosnia e Ue alzano la voce

I funerali a Ratko Mladic, il "boia di Bosnia" morto in lo scorso 27 agosto all'Aja dov'era detenuto all'ergastolo per la condanna a Genocidio e Crimini contro l'umanità, hanno suscitato un vero e proprio terremoto politico. Il ministro degli Esterni bosniaco Elmedin Konaković, davanti alle immagini degli onori di Stato nei confronti del generale serbo, ha annunciato il ritiro della maggior parte del personale dell'ambasciata a Belgrado con l'obiettivo di ridurre al minimo le relazioni diplomatiche. Solo l'ambasciatore e il console rimarranno in carica, in quanto nominati dalla presidenza, e parte del lavoro attuale verrà trasferito dunque alle ambasciate di Zagabria e Podgorica. "Se potessi, interromperei immediatamente le relazioni diplomatiche con la Serbia. Quello che posso fare è adoperarmi per ridurre al minimo le relazioni" ha affermato Konaković.   

All’indignazione si è aggiunto anche Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo: "Ratko Mladić era un criminale di guerra condannato [...] Gli elementi di sostegno ufficiale e la presenza di alcuni alti funzionari serbi al funerale sono profondamente deplorevoli. Dimostrano l'incapacità di affrontare un capitolo oscuro della storia recente dell'Europa e contraddicono i valori su cui si fonda il percorso della Serbia verso l'Unione europea. Il nostro pensiero va a tutte le vittime dei crimini commessi nei paesi dell'ex Jugoslavia".