L'evento nella capitale
A Roma la convention mondiale dei conservatori
«L’Italia può e deve essere il ponte tra Europa e Stati Uniti». Non utilizza giri di parole Matt Schlapp, presidente dell’American Conservative Union. L’obiettivo è rinsaldare quell’asse tra Roma e Washington emerso dopo la vittoria di Donald Trump e, poi, indebolitosi a causa di una serie di uscite inopportune da parte del primo inquilino della Casa Bianca. Non a caso, per ospitare il CPAC, la conferenza mondiale di chi preferisce la stabilità al cambiamento radicale, viene indicata Roma. Nella Città Eterna, nel 2027, si terrà il confronto sulla nuova piattaforma programmatica da anteporre ai progressisti. «Giorgia Meloni – spiega l’ex direttore politico della White House – si è dimostrata una premier capace e coraggiosa, in grado di esportare un “modello” virtuoso. Ecco perché, quando si parla di famiglia, valori e tradizioni, non si può non pensare a un esecutivo che, su certi temi, si è distinto per risultati e concretezza».
Non è un caso che questa sera, a seguito della conferenza tenutasi ieri presso la sede di Nazione Futura, think tank presieduto da Francesco Giubilei, si terrà una cena a porte chiuse tra esponenti del Partito Repubblicano e rappresentanti della nostra maggioranza per fare il punto su quei temi ritenuti prioritari.
A rivelarlo è lo stesso promotore dell’iniziativa che, pur non rivelando i nomi degli invitati all’evento, conferma la presenza al tavolo dei tre principali partiti del centrodestra: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
Marcel Kaminstein, figura vicina all’amministrazione del Tycoon e sponsor dell’iniziativa, sottolinea, infatti, l’importanza di avere relazioni con chi sta dando un contributo fondamentale in termini di proposte. «In questo momento – chiarisce – dobbiamo essere ancora più amici. In questo senso, ci impegniamo a dare un contributo e un sostegno concreto a una relazione da sempre fondamentale».
Un riferimento, ad esempio, alle grandi questioni energetiche, così come all’emergenza migranti, dove il modello proposto dal nostro Paese è sinonimo di buone prassi, anche oltreoceano. «L’esempio – spiegano gli statunitensi – non può essere certamente quanto effettuato da Sanchez. A quelle latitudini è stato effettuato un disastro».