SCONTRO CON ANKARA

Israele stana Erdogan: "In Siria beccato con le mani nella marmellata"

Lo scorso martedì Israele ha condotto dei raid aerei notturni contro un aeroporto militare siriano dove la Turchia stava pianificando di schierare delle forze. A riferirlo è stato il premier Benjamin Netanyahu, il cui ufficio ha poi chiarito: "Israele e la Siria avevano concordato uno status quo in materia di sicurezza, che la Siria stava per violare consentendo alle truppe turche di schierarsi in una base aerea vicino ad Aleppo". Gerusalemme aveva infatti avvertito Damasco che una simil operazione avrebbe costituito una minaccia alla sicurezza dal paese, ma gli avvertimenti sono stati ignorati.

Sulla vicenda è tornato oggi il ministro della Difesa, Israel Katz: "Dopo diverse discussioni che il primo ministro e io abbiamo avuto con l'Idf e con i vari apparati di sicurezza, è stato concordato che, prima di concedere l'autorizzazione (all'operazione, ndr) sarebbe stato inviato un avvertimento diretto al regime siriano ai massimi livelli, nel tentativo di impedire l'operazione. E così è stato fatto. Parallelamente, le informazioni di intelligence sono state trasmesse alle autorità competenti negli Stati Uniti". La via diplomatica è stata però totalmente bypassata: "Dopo che l'avvertimento è rimasto senza risposta, il primo ministro e io abbiamo autorizzato l'Idf a effettuare l'attacco, che è stato portato a termine con successo".

  

La promessa di dello Stato ebraico è la medesima che Netanyahu ha rivolto al presidente turco Erdogan, dopo la sua decisione di richiedere all'Interpol l'emissione di una Red Notice verso il premier di Gerusalemme. "Non permetteremo a nessun soggetto di mettere a rischio la sicurezza dello Stato di Israele e agiremo contro ogni minaccia, come abbiamo fatto anche oggi nel sud della Siria. Questa è la lezione principale degli eventi del 7 ottobre" ha concluso Katz.

Dopo il raid di Gerusalemme, il leader del Mhp e alleato di Erdogan, Devlet Bahceli, ha proposto di trasformare il patto della Mecca - fra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan - in una "forza di pace islamica in funzione anti-israeliana". Nessun avvisaglia di timore da parte di Israele, che ha definito patetico, riferendosi però a Erdogan, qualsiasi minaccia contro non porterà a nulla".