"Tutti in Spagna"

Ceuta, rischio di una nuova invasione. Nelle chat degli scafisti è la meta preferita

«Pedro Sánchez hijo de puta», letteralmente tradotto «figlio di puttana», è questo lo slogan adottato in centinaia di manifestazioni in Spagna in questi giorni, dalle manifestazioni politiche di protesta contro il suo governo fino a quelle sportive. Sono centinaia le piazze a protestare contro il presidente del Governo, divenuto tra i più impopolari di sempre dopo l’invasione migratoria di Ceuta.

Lo stesso slogan è persino apparso in un murale (subito cancellato) lungo un muro che conduce alla residenza estiva del presidente a Lanzarote (Isole Canarie), dove lo stesso si è ritirato con la famiglia per un periodo di vacanze, nel momento in cui la Spagna vive la peggior crisi migratoria dell’ultimo decennio. Il leader di Vox, Santiago Abascal, chiede di continuo e a gran voce le sue dimissioni e la militarizzazione della frontiera, definendo il presidente un «codardo e traditore sottomesso al Marocco». Più pacati, ma altrettanto duri, i popolari spagnoli, che gli attribuiscono tutta «la responsabilità dell’invasione in corso». Durissimo anche il presidente Usa Donald Trump, che parla di «catastrofe e invasione» causate dalle politiche di Sánchez. La nostra premier Giorgia Meloni ha parlato di politiche «pull factor», cioè che spingono l’immigrazione di massa. Si spinge oltre il presidente argentino Javier Milei, che accusa il presidente spagnolo di adottare una politica scellerata e finalizzata a usare gli «immigrati per nazionalizzarli e farli votare per lui, perpetuando la sua tirannia socialista».
Mentre Sánchez silente si gode le vacanze, la situazione a Ceuta non è affatto risolta.

  


Sono ancora migliaia i migranti che bivaccano per la piccola exclave spagnola: dormono principalmente presso il cimitero islamico, con le forze dell’ordine e i militari stremati che cercano di respingerli alla frontiera. Il numero di operatori della sicurezza dislocati in città risulta insufficiente. Gli stessi sono sottoposti a turni massacranti fino a 12 ore e lamentano trattamenti indignitosi, come pranzi al sacco forniti dallo Stato contenenti due panini, due bottiglie d’acqua, uno yogurt e una mela al giorno. Nel frattempo, dal Marocco corrono le voci di un nuovo assalto per il 15 agosto, quando in Spagna, come in Italia, sarà festa. Le autorità di Ceuta hanno già manifestato preoccupazione, ma da Madrid nessun cenno di particolari mobilitazioni e il rischio che le difese siano ancora una volta troppo basse incombe.


Si parla di annunci per la nuova invasione su gruppi WhatsApp, Facebook, Instagram e TikTok con decine di migliaia di membri. Il punto di ritrovo indicato è Fnideq (Castillejos), località marocchina al confine. Tra le frasi ricorrenti riportate nei messaggi figurano: «Abbiamo creato un gruppo. Chi vuole entrare è il benvenuto», «La nostra ultima opportunità», «Ci vediamo lì il 15 agosto. Siate puntuali», «Fratelli, cosa succederà quel giorno? Siete pronti? 15 agosto 2026, Fnideq-Ceuta. Quel giorno si vedrà tutto» e campeggia la scritta: «al-hajma», l’offensiva/l’assalto. Tutto procede come se si trattasse di una vera invasione programmata.


Certo, è improbabile che, dopo ciò che è accaduto, le autorità marocchine, accusate di aver orchestrato o quantomeno favorito la prima ondata, non blocchino l’ondata di Ferragosto, ma non è di certo da escludere, visto che il Regno di Mohammed VI ha sempre respinto ogni accusa e attribuito tutte le responsabilità alla criminalità organizzata, lavandosene le mani.
Quello che è chiaro a tutti, ormai, però, è che la Spagna, grazie a Sánchez, è divenuta il ventre molle d’Europa. Il quotidiano britannico Telegraph ha pubblicato proprio in queste ore una chat tra un giornalista, fintosi immigrato clandestino residente nel Regno Unito, e un trafficante. Il primo ha chiesto al secondo se lo aiutasse a lasciare il Paese verso l’Europa, il secondo ha subito offerto un passaggio verso la Spagna per 1.450 sterline, dicendo: «Tutti vanno lì, non ci sono problemi e poi ti regolarizzano in poco tempo». Ecco che Sánchez è divenuto politicamente il maggior pericolo per la sicurezza degli europei.