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Iran, Donald Trump non ha dubbi: "Colpiremo Pickaxe Mountain". Stretta Houthi sul Mar Rosso
Come se non fosse bastato il decimo giorno consecutivo di attacchi incrociati fra Stati Uniti e Iran in tutto il Medioriente, a oscurare gli sforzi diplomatici in corso in Pakistan per provare a salvare l'accordo provvisorio di cessate il fuoco ormai in frantumi sono arrivate le parole di Donald Trump. Gli Stati Uniti colpiranno "molto presto" Pickaxe Mountain, cioè il sito sotterraneo fortificato iraniano situato nei pressi di uno dei principali impianti di arricchimento nucleare dell'Iran, ha assicurato, chiarendo che gli Stati Uniti non lasceranno il Paese a breve. E nonostante gli iraniani vogliano "disperatamente" un incontro per porre fine alla guerra, "finché non saranno pronti a un meeting significativo non abbiamo alcun interesse a incontrarli", ha chiosato Trump. Le sue parole, pronunciate nello Studio Ovale della Casa Bianca a fianco del presidente del Libano Joseph Aoun, sono giunte nelle stesse ore in cui in Pakistan, Paese mediatore che ha contribuito a raggiungere la prima intesa, il ministro dell'Interno iraniano Eskandar Momeni incontrava prima il capo di Stato maggiore dell'esercito, il feldmaresciallo Asim Munir, e poi il premier Shehbaz Sharif. Quest'ultimo ha espresso profonda preoccupazione per la recente escalation fra Stati Uniti e Iran e ha esortato tutte le parti a dar prova di moderazione ed evitare azioni che potrebbero destabilizzare ulteriormente la regione. La situazione, secondo quanto ricostruisce Axios, si muove in bilico fra il tentativo dei mediatori regionali di provare a rilanciare una tregua di 10 giorni e il fatto Trump starebbe valutando se puntare sulla via diplomatica o su una massiccia escalation militare insieme a Tel Aviv. Per quanto il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich abbia detto che "al momento lo Stato di Israele non ha alcun interesse a essere coinvolto in una campagna".
Ai nuovi attacchi condotti dagli Usa - che secondo il Centcom hanno colpito centri di comando militari, risorse navali, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea "con l'obiettivo di ridurre la capacità dell'Iran di continuare ad attaccare le navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz" - Teheran ha risposto con raid su Bahrain, Giordania e Kuwait. In Bahrain i Pasdaran hanno rivendicato di avere colpito anche un data center di Amazon, mentre il Kuwait ha denunciato che i raid iraniani sul suo territorio hanno attaccato centrali elettriche e impianti di desalinizzazione vitali. Oltre al piano militare, preoccupano le conseguenze sul commercio a livello globale. Teheran ha ribadito che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché continueranno le azioni aggressive degli Stati Uniti. Ma è sotto minaccia un altro snodo chiave, quello di Bab el-Mandeb, che costituisce la via d'accesso al Mar Rosso. I ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, all'indomani dell'annuncio di un embargo marittimo contro l'Arabia Saudita, hanno affermato di avere costretto 6 navi a invertire la rotta nel Mar Rosso. Non solo: tre funzionari del gruppo hanno riferito che lunedì hanno avvertito le compagnie di spedizioni internazionali di evitare il transito nello Stretto di Bab el-Mandeb. Con Hormuz bloccato, l'Arabia Saudita finora ha fatto affidamento su un oleodotto verso il Mar Rosso per convogliare milioni di barili di petrolio sul mercato. Su questo tuttavia Trump è parso sminuire: il blocco nel Mar Rosso "finora non è successo, potrebbe succedere", "se dovesse succedere qualcosa del genere ce ne occuperemo". Un blocco del traffico attraverso lo Stretto di Bab al-Mandeb costringerebbe le compagnie di navigazione a deviare le rotte intorno al Capo di Buona Speranza, al largo del Sudafrica, il che allungherebbe notevolmente viaggi e costi.