escalation
Iran, gli Stati Uniti lanciano nuova ondata di attacchi
Le forze armate statunitensi hanno avviato una "nuova ondata di attacchi contro l'Iran, per la quinta notte consecutiva, con l'obiettivo di indebolire ulteriormente le capacità militari iraniane". L'ha riferito il Comando centrale dell'esercito americano (Centcom) in un post su X. Sullo sfondo dell'intensificarsi degli attacchi incrociati fra Usa e Iran, che da giorni hanno di fatto mandato in frantumi il cessate il fuoco, Teheran ha alzato la posta in gioco e, dopo avere bloccato lo Stretto di Hormuz, avrebbe chiesto agli Houthi dello Yemen di prepararsi a chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb qualora Donald Trump dovesse dare seguito alla minaccia di colpire le infrastrutture energetiche iraniane. La notizia - di cui ha riferito Reuters citando due fonti iraniane di alto livello e una fonte regionale - è potente, visto che Bab el-Mandeb è la porta d'accesso al Mar Rosso e una chiusura di questa via rischierebbe di aggravare la crisi energetica globale già innescata dalla chiusura di Hormuz. Il gruppo yemenita, stando a una fonte, avrebbe già completato i preparativi per attaccare il traffico marittimo schierando missili e droni vicino allo Stretto di Bab el-Mandeb, negli altopiani dello Yemen che si affacciano su Hodeidah e sul Golfo di Aden, e starebbe attendendo l'ordine di dare il via all'operazione. La minaccia alle infrastrutture energetiche iraniane Trump l'aveva fatta in una recente intervista a Fox News: "La prossima settimana toccherà alle centrali elettriche. La prossima settimana toccherà ai ponti. Metteremo fuori uso tutte le centrali elettriche. Metteremo fuori uso tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo delle trattative e negozino". La risposta dei Pasdaran, giunta qualche ora dopo, mercoledì, suggeriva già le intenzioni della leadership iraniana: "Il nemico deve essere pronto alla chiusura di altre rotte di esportazione di petrolio e gas che servono gli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati. Le esportazioni di petrolio e gas della regione sono per tutti oppure per nessuno". Ora le intenzioni della Repubblica islamica sono state chiarite: la leadership iraniana ha discusso dell'idea di Bab el-Mandeb e avrebbe poi trasmesso il messaggio agli Houthi. Mossa del resto in linea con gli avvertimenti pubblici dell'Iran. Il colonnello Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya delle forze armate iraniane, ha comunicato che Teheran potrebbe sferrare attacchi su vasta scala contro le infrastrutture regionali se gli Stati Uniti dovessero dare seguito alla minaccia di Trump di colpire ponti e centrali elettriche iraniane. Mentre il Pakistan, Paese mediatore, fa sapere che continua a lavorare per riportare Usa e Iran al tavolo delle trattative, il rischio è quello di un'estensione del conflitto. Gli Houthi yemeniti, gruppo appoggiato dall'Iran, hanno anche minacciato che colpiranno le strutture petrolifere e le infrastrutture vitali dell'Arabia Saudita, se Riad partecipasse a una "aggressione" contro lo Yemen. Avvertimento giunto dopo che lunedì il gruppo ha lanciato missili contro l'Arabia Saudita e ha accusato Riad di avere colpito l'aeroporto internazionale di Sanaa. Lo spiraglio che si è intravisto quando Trump ha annunciato su Truth il rilascio da parte dell'Iran di una cittadina Usa detenuta dal 2024 - Dena Karari, una cittadina statunitense-iraniana che gestisce un'organizzazione senza scopo di lucro ed era stata accusata di spionaggio - è stato solo apparente. Gli Usa hanno colpito diverse zone dell'Iran e Teheran è a sua volta tornato ad attaccare i vicini Paesi del Golfo, Bahrain, Giordania e Kuwait. Intanto, per quanto riguarda il fronte libanese, la testata israeliana Ynet ha riportato che, nei colloqui fra Tel Aviv e Beirut a Roma, a proposito delle zone che l'Idf lascerà nel sud del Libano è stata avanzata la proposta che soldati italiani vengano dispiegati per supervisionare la smilitarizzazione delle aree da Hezbollah. Secondo fonti della sicurezza citate da Ynet, "la proposta è al vaglio delle parti". Durante i colloqui svoltisi a Roma con la mediazione Usa è stato proposto anche che l'Unifil supervisioni il processo, ma, è la ricostruzione fornita dalla testata, sia Israele che gli Stati Uniti si sono opposti con forza, ed è stata quindi avanzata la "proposta italiana".