tensione iran

Iran, Trump valuta l'offensiva: "Senza accordo colpiremo centrali e ponti"

Donald Trump minaccia un'ulteriore escalation in Iran. Nonostante la nuova ondata di raid statunitensi e il ripristino del blocco navale contro i porti di Teheran, il presidente Usa lascia aperta la possibilità di una nuova stretta militare per sbloccare la paralisi nello Stretto di Hormuz. Gli attacchi "continueranno finché io non dirò basta", ha spiegato il tycoon, aggiungendo che Teheran "non ha altra scelta" se non quella di raggiungere un accordo. "Vogliono raggiungerlo, ma ogni volta che lo fanno lo violano", ha detto Trump, che secondo Axios martedì ha tenuto una riunione nella Situation Room per discutere un'offensiva di portata ben maggiore rispetto agli attuali raid nell'area di Hormuz. Secondo alcune fonti, Trump punta a infliggere danni sufficienti a indurre Teheran ad aprire lo stretto e ad accettare le richieste americane sul dossier nucleare. Il tycoon, in un'intervista a Fox, ha spiegato che il nuovo step potrebbe mettere nel mirino le infrastrutture della Repubblica islamica: "La prossima settimana la situazione diventerà davvero grave per loro, perché toccherà alle centrali elettriche. Metteremo fuori uso tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo delle trattative".

L'inquilino della Casa Bianca è tornato anche a ventilare l'ipotesi di un'operazione di terra. A un blitz per l'isola di Kharg "non direi di no se lo ritenessi appropriato", ha detto. "A volte è necessaria una campagna di terra, ma abbiamo altre persone che la farebbero per noi. Ma abbiamo già colpito l'isola di Kharg due volte, anzi tre. Ho detto: colpite tutto ma non il petrolio". Teheran, che ha denunciato la morte di oltre 35 persone e il ferimento di più di 300 negli ultimi raid americani, ha risposto con attacchi contro Bahrain, Kuwait e Giordania. I Pasdaran hanno avvertito che lo Stretto di Hormuz "resterà chiuso fino alla fine degli atti di aggressione da parte degli Stati Uniti" e hanno minacciato di bloccare tutte le esportazioni energetiche dal Medioriente in risposta alla reintroduzione del blocco navale da parte degli Usa. "L'esportazione di petrolio e gas dalla regione sarà per tutti o per nessuno", è il messaggio dei Guardiani della Rivoluzione, che hanno anche chiesto al Kuwait di espellere dal Paese le forze statunitensi. Un'escalation che rischia di allontanare ulteriormente la prospettiva di nuovi negoziati. Al momento, ha chiarito Teheran, non sono previsti colloqui con Washington. Nel ribadire che gli sforzi della Repubblica islamica sono concentrati esclusivamente sulla difesa del Paese, il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha spiegato che l'Iran rispetterà i propri impegni internazionali solo se gli Stati Uniti faranno altrettanto. "Dopo che l'altra parte ha violato i propri obblighi" del memorandum d'intesa, "anche noi ci siamo astenuti dall'attuare i nostri in qualsiasi ambito in cui ciò fosse richiesto", ha aggiunto. Passi avanti, invece, nei negoziati tra Israele e Libano. Si è conclusa a Roma la seconda e ultima giornata di colloqui mediati dagli Usa, definiti dal portavoce del Dipartimento di Stato americano "produttivi e positivi". "Abbiamo concordato la struttura e le linee guida per il processo relativo alle 'zone pilota'" dalle quali l'Idf dovrà ritirarsi, "che saranno finalizzati e attuati nei prossimi giorni", ha dichiarato. Un tema che sarà con ogni probabilità al centro del prossimo incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e Trump alla Casa Bianca: secondo i media di Tel Aviv, potrebbe svolgersi lunedì.