intervista
Williams Davila: "Nell’emergenza il regime ha fallito di nuovo, ecco come ricostruire il Venezuela"
L’On. Williams Dávila è un politico, avvocato e docente universitario venezuelano, decano dell’opposizione democratica. È stato governatore dello Stato di Mérida, senatore della Repubblica e deputato dell’Assemblea Nazionale, ricoprendo anche l’incarico di Viceministro degli Interni. Da anni è impegnato nel ripristino delle istituzioni democratiche in Venezuela. Nell’agosto 2024, poche ore dopo un appello a Giorgia Meloni attraverso l’Adnkronos, è stato arrestato dal regime di Nicolás Maduro. È stato liberato dopo una detenzione di quasi un anno e gravi problemi di salute, anche grazie alla pressione internazionali del Governo italiano, di quello portoghese e dell’Istituto Friedman del quale fa parte da anni.
Com’è oggi la situazione umanitaria in Venezuela dopo la terribile tragedia del terremoto?
«L’emergenza umanitaria si sta aggravando perché lo Stato guidato dal regime Chávez-Maduro-Rodriguez si è dimenticato della popolazione, privilegiando esclusivamente la retorica politica e l’ideologia totalitaria. Nel momento della crisi il sistema ha fallito. Non esiste un sistema di gestione delle emergenze. Molte vite avrebbero potuto essere salvate nelle prime 48 ore successive ai due terremoti, ma i soccorritori hanno lavorato con mezzi del tutto inadeguati. I volontari hanno fatto tutto il possibile, colmando il vuoto lasciato dallo Stato e salvando vite». Il numero delle vittime aumenta di ora in ora.
Che cosa chiede alla comunità internazionale e all’Italia?
«Chiediamo alla comunità internazionale di continuare a essere presente. Abbiamo urgente bisogno di medicinali, integratori alimentari e alimenti a lunga conservazione. La cooperazione dell’Italia è particolarmente importante, perché avete una grande esperienza nella gestione delle catastrofi naturali. Siamo profondamente grati alla Presidente Giorgia Meloni per il suo deciso sostegno. È inoltre fondamentale creare un Fondo mondiale per le emergenze in Venezuela, destinato a sostenere la ricostruzione e la fase post-emergenziale. Migliaia di famiglie hanno perso la casa e ogni mezzo di sostentamento. L’Onu dovrebbe dare la priorità».
Come sta operando il regime per affrontare questa crisi?
«Il regime non era preparato e continua a ostacolare la collaborazione spontanea di cittadini di ogni settore. Perfino alcuni sindaci vicini al chavismo impediscono l’apertura di centri di raccolta degli aiuti, continuando con il loro settarismo, mentre perseguitano chi cerca di aiutare. Si parla di furti di aiuti umanitari e del blocco delle squadre di soccorso da parte delle autorità. Purtroppo ci sono stati numerosi episodi documentati. Ai vigili del fuoco provenienti da Medellín, in Colombia, è stato negato l’ingresso in Venezuela. Giornalisti e cittadini che documentavano la situazione sono stati aggrediti. Un volontario messicano è stato invitato da una giornalista filogovernativa a rilasciare una dichiarazione di elogio nei confronti di Delcy Rodríguez. Lui ha rifiutato con fermezza».
Quali sono i canali più sicuri per inviare aiuti dall’Europa?
«Ritengo che sia opportuno utilizzare l’Ambasciata dell’Unione Europea a Caracas per coordinare gli aiuti. Anche l’Ambasciata italiana può rappresentare un punto di riferimento, soprattutto per facilitare le autorizzazioni burocratiche imposte dal regime. È inoltre fondamentale collaborare con organizzazioni della società civile riconosciute e con le Chiese, affidandosi esclusivamente a persone serie per evitare ostacoli o furti».
María Corina Machado sta cercando di rientrare nel Paese. Qual è oggi la situazione politica e come si esce dall’impasse?
«Il rientro di Machado dipende dal coordinamento con l’amministrazione Trump per ragioni pratiche e di sicurezza. Lei rimane la principale leader dell’opposizione. Oggi esiste un evidente vuoto di potere. Il Rodriganato si è dimostrato incapace di gestire ordinaria amministrazione ed emergenza. Per questo ritengo necessario costituire una Giunta di governo incaricata di gestire l’emergenza e la ricostruzione del Paese con il sostegno della comunità internazionale. La Giunta dovrebbe essere presieduta da Edmundo González, presidente eletto, assumendo le competenze in materia sociale ed economica. L’Assemblea Nazionale del 2015, ultima riconosciuta, dovrebbe procedere alla nomina del nuovo Consiglio Nazionale Elettorale, mentre i magistrati del Tribunale Supremo di Giustizia oggi in esilio dovrebbero rientrare. Questa Giunta, composta in maniera ampia e rappresentativa, dovrebbe definire un calendario elettorale e convocare nuove elezioni presidenziali. Dovrebbe inoltre godere del sostegno di María Corina Machado e degli Stati Uniti, senza alterare l’equilibrio della strategia in tre fasi delineata dal Segretario di Stato Marco Rubio. Serve un governo legittimo per la ricostruzione. Ora la priorità immediata deve restare il salvataggio delle vite umane e l’assistenza alla popolazione».