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Stati Uniti, la Corte suprema boccia l'ordine di Trump: lo ius soli resta
La Corte Suprema degli Stati Uniti, con una votazione di 5-4, ha bocciato l'ordine esecutivo del presidente Donald Trump che limitava il diritto alla cittadinanza per nascita, riaffermando il principio consolidato, in vigore dal 1868, secondo cui la Costituzione garantisce la cittadinanza a quasi tutti i bambini nati sul suolo degli Stati Uniti. La sentenza rappresenta un altro duro colpo per una politica perseguita da tempo da Trump, che punta a impedire che i figli di immigrati privi di documenti e di residenti stranieri temporanei diventino automaticamente cittadini americani alla nascita.
Il presidente della Corte Suprema, John G. Roberts Jr., che ha scritto l'opinione della maggioranza, ha spiegato che l'ordine esecutivo di Trump violava il XIV Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, ratificato dopo la Guerra Civile. I bambini nati negli Stati Uniti da genitori senza documenti o da genitori presenti temporaneamente nel Paese, ha scritto, sono cittadini fin dalla nascita.
"La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto ad avere diritti, a partecipare liberamente alla nostra comunità politica", ha scritto Roberts. "Gli estensori del Quattordicesimo Emendamento hanno esteso quella promessa a «ogni persona nata libera in questa terra»". Ha poi aggiunto: "Oggi manteniamo quella promessa".
La battaglia legale sul diritto alla cittadinanza per nascita era cominciata il primo giorno del secondo mandato di Trump, quando il presidente annunciò un ordine esecutivo intitolato "Proteggere il significato e il valore della cittadinanza americana", con cui dichiarava che, trenta giorni dopo l'entrata in vigore del testo, i bambini nati in USA da figli di immigrati irregolari avrebbero perso il diritto alla cittadinanza.
Il provvedimento aveva spaccato il Paese tra chi vedeva a rischio uno dei fondamenti degli Stati Uniti e chi rivendicava il diritto a essere americani solo per i cittadini "legali". Secondo il procuratore che rappresentava l'amministrazione nella battaglia legale, questo diritto era diventato un magnete per l'immigrazione illegale e il "turismo delle nascite", riferimento a quelle persone sospettate di essere andate negli USA solo per partorire e dare ai figli la cittadinanza americana.
Molti giudici distrettuali si erano espressi contro l'ordine di Trump, mentre due Corti d'appello federali avevano confermato le ingiunzioni che bloccavano l'entrata in vigore del decreto.
I giudici della Corte Suprema hanno annunciato la loro decisione con solo sette su nove presenti. I conservatori Samuel Alito e Neil Gorsuch, che hanno votato contro assieme a Clarence Thomas, non erano presenti.
Il giudice conservatore Brett Kavanaugh si è unito alla maggioranza per bloccare l'ordine di Trump, ma solo a "metà": ha spiegato che la sua decisione riguardava la legge federale e non la Costituzione. I gruppi per i diritti civili hanno accolto con entusiasmo la decisione della Corte. Deborah Fleischaker, ex funzionaria del Dipartimento per la Sicurezza Interna e oggi dirigente dell'UnidosUS, ha definito la sentenza "un enorme sollievo".
Gli esperti di politiche pubbliche avevano avvertito che l'ordine esecutivo rischiava di creare una moderna "società di caste": una sottoclasse permanente di bambini apolidi nati sul suolo americano, privati della cittadinanza negli Stati Uniti e, potenzialmente, respinti anche dai Paesi d'origine dei loro genitori.
La sentenza, tra l'altro, disinnesca il rischio di gravi conseguenze negative per l'economia americana. Le ricerche hanno dimostrato che l'accesso alla cittadinanza fin dalla nascita, in genere, migliora il livello di istruzione raggiunto nel corso della vita e aumenta il potenziale di reddito dei figli degli immigrati.
L'esperienza dei Paesi che non riconoscono questo diritto, tra cui la maggior parte degli Stati europei, mostra come negare la cittadinanza possa rendere più difficile l'integrazione delle famiglie immigrate nei loro nuovi Paesi di adozione.