INTERVISTA

Daniel Pipes: "Accordo catastrofico. Così l’Occidente è più debole"

Francesco Subiaco

«Trump ha siglato con l’Iran un accordo catastrofico, che ha tradito il popolo iraniano, l’alleato israeliano e gli interessi strategici americani, offrendo al tempo stesso un impulso incalcolabile all’asse delle dittature». È questa la tesi di Daniel Pipes, docente, analista internazionale, direttore del Middle East Forum che ha prestato servizio in cinque amministrazioni statunitensi, svolgendo ruoli chiave, specie nell’era Bush, nell’ambito della sicurezza e dell’antiterrorismo, sui nodi dello scenario mediorientale e le loro conseguenze negli equilibri globali.

Come valuta lo stato attuale della diplomazia tra Iran e Stati Uniti alla luce degli incontri di questi giorni?
«Teheran sta praticamente dettando le condizioni a Washington, uno sviluppo straordinario considerando il dominio statunitense nella guerra combattuta. Questo conferma come, quando si tratta di sopportare il dolore, una dittatura possa resistere più a lungo di una democrazia».

In che modo l’esito della guerra israelo-statunitense contro l’Iran ha ridisegnato l’equilibrio di potere nella regione?
«Se l’accordo tra Stati Uniti e Iran dovesse essere attuato — e ci sono serie ragioni per dubitare che ciò accada — lascerebbe la Repubblica Islamica dell’Iran più povera, ma molto più forte e con maggiori fonti di reddito rispetto a prima dell’inizio della guerra. Sempre ammesso che l’accordo regga, l’influenza statunitense subirà una grave diminuzione, sia a causa della potenza iraniana sia per la reazione negativa degli alleati americani.
L’eredità di Donald Trump sarà quella di aver supervisionato il peggior esito militare della storia americana».

In che modo la guerra ha influenzato il peso regionale di Turchia e Cina?
«La Turchia ne uscirà bene grazie alla sua posizione geografica, ai suoi legami economici con l’Iran e alla sua appartenenza a un nuovo blocco sunnita di Stati ormai legittimato.
Anche la Cina prospererà, soprattutto grazie al rafforzamento della posizione di Teheran e all’indebolimento di quella di Washington».

Quale futuro prevede per una possibile intesa tra Stati Uniti e Iran?
«La diffusa opposizione all’accordo sia in Iran sia negli Stati Uniti suggerisce che le relazioni tra i due Paesi resteranno pessime, se non tossiche, ancora a lungo».

Quanto peserà la questione dello Stretto di Hormuz sul futuro ordine regionale?
«Hormuz è un perfetto esempio di conseguenze impreviste della guerra. L’assalto israelo-statunitense all’Iran ha trasformato lo Stretto da una questione marginale a una preoccupazione globale centrale.
Probabilmente rimarrà tale ancora per molto tempo».

Alla luce delle tensioni attuali lungo il confine tra Libano e Israele, come potrebbe evolvere il confronto tra Hezbollah e Israele?
«La leadership iraniana ha manovrato abilmente l’amministrazione Trump affinché limitasse le risposte di Israele quando Hezbollah lo attacca.
Questo lascia il governo israeliano davanti a un dilemma: permettere che il nord del Paese diventi inabitabile oppure sfidare le richieste di Trump.
Sospetto che Tel Aviv combatterà Hezbollah, qualunque sia il costo diplomatico».

Alla luce di ciò come cambierà il rapporto tra Stati Uniti e Israele, considerando le preoccupazioni o persino l’opposizione di Israele all’accordo con l’Iran?
«Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha riposto la sua fiducia in Donald Trump e, come molti altri prima di lui, si è ritrovato usato e poi scartato.
Questa crisi probabilmente danneggerà le relazioni tra Stati Uniti e Israele per anni».
Come vede svilupparsi la competizione tra Israele e Turchia, sia in Siria sia nella regione più ampia? «La Turchia sotto Recep Tayyip Erdogan è diventata una grande antagonista di Israele e ha conflitti con essa in molti teatri, in particolare quello siriano. Con il suo potente esercito e la sua appartenenza alla Nato, la Turchia rappresenta per Israele una minaccia molto più grande di quanto l’Iran sia mai stato». Come giudica il recente attacco frontale del Presidente Trump contro alleati europei come la Presidente del Consiglio italiana Meloni e il Primo Ministro britannico Starmer, oltre che contro la Nato? «Le menzogne di Trump su Meloni, secondo cui lei lo avrebbe “supplicato” per una foto insieme, simboleggiano il suo ego fuori controllo e il suo crescente disprezzo per gli interessi nazionali degli Stati Uniti. È una tragedia anomala, considerando la brillante creazione americana dell’ordine successivo alla Seconda guerra mondiale, durato ottant’anni e ora messo in pericolo proprio da un presidente americano».