fallimento delle politiche migratorie

La sinistra negazionista che incolpa l’Occidente per attentati e violenze

Alessandro Greco

Lunedì sera 8 giugno 2026, a nord di Belfast, un uomo sulla quarantina è stato aggredito con un coltello da cucina da un sudanese sulla trentina. Ferite gravissime agli occhi (uno perduto), al viso, al collo e alla schiena. Un video che ha fatto il giro del mondo mostra l’aggressore che colpisce ripetutamente la vittima a terra finché alcuni passanti, uno con un bastone da hurling, non riescono a fermarlo. La polizia ha arrestato il sospettato con l’accusa di tentato omicidio.

Non è terrorismo, ma una brutalità che ha lasciato l’Irlanda del Nord sotto shock e ha acceso proteste.

  

Questo episodio non è un’anomalia. È l’ennesima conferma di un problema che una parte della classe dirigente occidentale – soprattutto la sinistra, certi media e una certa intellighenzia – si ostina a negare o a ribaltare.

 

Non stiamo attaccando l’Occidente. L’Occidente, con tutti i suoi difetti, resta il modello di civiltà più avanzato della storia: rule of law, uguaglianza di fronte alla legge, rispetto della persona, pace interna, diritti delle donne, libertà di parola. Attacchiamo invece chi dentro l’Occidente finge di non vedere, minimizza e soprattutto rovescia la colpa: «il problema siamo noi italiani, siamo razzisti, islamofobi, eredi del colonialismo». Invece di ammettere che le politiche migratorie decise da loro negli ultimi vent’anni hanno importato culture e comportamenti incompatibili con la nostra società, preferiscono dire che «l’integrazione fallisce perché la società italiana è ostile» o «perché non diamo abbastanza». È un tradimento verso i cittadini.

LA LUNGA LISTA DELLE VIOLENZE IMPORTATE CHE NON POSSIAMO NEGARE
Negli ultimi dieci-quindici anni l’Europa ha conosciuto una serie di attacchi di una gravità mai vista prima della grande immigrazione di massa. Ecco solo alcuni dei più noti, tutti legati a uomini provenienti da aree con culture di violenza endemica e radicalizzazione islamista: 14 luglio 2016, Nizza: un camion lanciato sulla folla della Promenade des Anglais durante i festeggiamenti della Bastiglia uccide 86 persone e ne ferisce oltre 450. Autore: un tunisino radicalizzato.

19 dicembre 2016, Berlino: un camion sfonda il mercatino di Natale al Memoriale della Chiesa della Memoria, 12 morti. Autore: un tunisino richiedente asilo respinto, legato all’ISIS. 17 agosto 2017, Barcellona: un furgone investe i passanti sulla Rambla, 16 morti e oltre 130 feriti. Parte di un piano terroristico islamista più ampio (con bombe che non esplosero). L’ISIS rivendicò l’attacco. A questi si aggiungono decine di altri episodi: lo sfondamento del ponte di Westminster a Londra (2017), l’attacco di Stoccolma (2017), vari tentativi sventati in Germania e Francia.

La tattica delle "auto sulla folla" è stata esplicitamente raccomandata dall’ISIS come metodo low-cost dopo le perdite territoriali in Siria e Iraq. Non è un caso. È un pattern.

 

E non sono solo le auto. Colonia, Capodanno 2015: oltre mille donne molestate e violentate in una notte da gruppi di richiedenti asilo nordafricani e mediorientali. Rotherham e altre città inglesi: migliaia di ragazzine inglesi stuprate e sfruttate per anni da bande di origine pakistana, mentre le autorità chiudevano un occhio per paura di essere accusate di razzismo.

Samuel Paty decapitato in Francia nel 2020 perché mostrava vignette di Maometto a scuola. Lee Rigby sgozzato per strada a Londra nel 2013.
E ora Belfast, con il tentativo di cavare gli occhi e tagliare la gola a un uomo inerme.

IL VERO PROBLEMA: CULTURE CHE NON SI INTEGRANO
Milioni di persone si rifiutano di aprire gli occhi su ciò che è ovvio: non tutto il mondo è come noi. Ci sono Paesi e culture dove la normalità sono i massacri etnici o religiosi, la violenza estrema interiorizzata, la sottomissione delle donne, la moralità tribale (una regola per i «tuoi» e un’altra per gli «estranei»).

In Nigeria è ricorrente che islamisti facciano strage di cristiani. In Sudan (come già in Ruanda) un’etnia massacra le altre con metodi brutali. In Egitto una donna sola per strada, anche velata, rischia molestie sessuali diffuse: studi delle Nazioni Unite mostrano che il 99% delle donne egiziane ha subito forme di molestia nella vita quotidiana. In Bangladesh gli indù vengono periodicamente linciati o attaccati nelle loro case e templi. In Afghanistan uomini maturi sposano bambine: tassi di matrimonio infantile tra i più alti al mondo.

Queste non sono eccezioni di "pochi psicopatici". Sono fenomeni endemici in società dove la violenza è più accettata, dove lo Stato è debole e dove vige spesso una doppia morale. Quando importi milioni di persone da questi contesti senza selezione seria, senza pretesa di assimilazione e senza rimpatrio per chi delinque, non importi solo persone. Importi pezzi di quelle culture. La sinistra negazionista lo sa, ma preferisce dire che «il problema siamo noi». Che «se ci sono problemi di integrazione è colpa del razzismo italiano». Che «bisogna spendere di più».

Che «chi nota i dati è di estrema destra». Così si protegge un’ideologia fallita a spese della sicurezza degli italiani.

LA SCELTA CHE ABBIAMO DI FRONTE
Non viviamo tra coltellate alla gola, stupri di gruppo, auto sulla folla e tentati sgozzamenti perché una calamità è piovuta dal cielo. Lo viviamo perché una parte della classe politica occidentale – soprattutto la sinistra – ha scelto, per ideologia e per calcolo elettorale, di aprire le porte senza filtri, di incoraggiare società parallele e di criminalizzare chi poneva domande.

 

L’Occidente non ha fallito. Ha fallito chi lo ha governato con cecità ideologica. Ha fallito chi oggi, di fronte a Belfast, Nizza, Berlino, Barcellona e a tutte le altre tragedie, invece di dire «abbiamo sbagliato rotta», continua a ripetere «il problema siete voi italiani, siete razzisti».

È ora di smettere di fingere. È ora di difendere il nostro modello di civiltà – quello che ha prodotto più pace, più diritti e più benessere di qualsiasi altro – senza più vergognarsene. Chi continua a negare l’evidenza per non dare ragione a chi l’ha capita prima, sta tradendo l’Italia e l’Europa. E prima o poi i cittadini glielo faranno pagare.