Guerra in Ucraina
Russia, ucciso con un'autobomba il capo dei rifornimenti di armi per l'esercito del Cremlino
Una serie di episodi intrecciati, sul campo, nelle cancellerie europee e nei corridoi della diplomazia internazionale, segna un'altra giornata densa nel conflitto tra Russia e Ucraina. Il fatto più clamoroso è l'esplosione di un'autobomba a Balashikha, nell'area metropolitana di Mosca, che ha ucciso Damir Davydov, capo del settore missilistico e di artiglieria del Ministero della Difesa russo, responsabile dei rifornimenti di munizioni pesanti per le forze armate. Nell'attentato è morto anche il conducente del veicolo. Le autorità hanno sventato un secondo attentato nella zona sud-ovest della capitale, dove un'altra autobomba è stata individuata e neutralizzata prima che esplodesse. Nel corso del conflitto si sono registrati diversi episodi analoghi ai danni di figure di alto profilo legate allo sforzo bellico di Mosca, con i servizi di sicurezza ucraini che ne hanno rivendicato la paternità o sono stati indicati come responsabili dalle autorità russe.
Sul fronte delle operazioni militari, gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe continuano a produrre effetti significativi. Nella regione di Krasnodar, le interruzioni nelle forniture di carburante hanno innescato acquisti "di panico", come ha ammesso lo stesso governatore Veniamin Kondratyev. I vigili del fuoco hanno impiegato giorni per domare un incendio in un deposito petrolifero a Ust-Labinsk, colpito da droni ucraini sabato scorso. Nella regione di Rostov, il governatore Yuri Slyusar ha segnalato l'incendio di un serbatoio di carburante nel distretto di Millerovsky a seguito di un attacco di droni, senza notizie di vittime. Nel Dagestan, esplosioni hanno scosso la città di Kizilyurt dopo lo scoppio di un gasdotto con un incendio alla locale stazione di distribuzione del gas. Più a nord, Novokuibyshevsk, nella regione di Samara, dove opera una raffineria Rosneft, è stata attaccata nelle prime ore del mattino da droni, con conseguente chiusura dello spazio aereo regionale. Sul piano diplomatico ed economico, l'Unione Europea lavora a un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, che comprende misure finora inedite. Tra le novità principali, il divieto d'ingresso negli Stati membri per i soldati russi e restrizioni su banche, società di criptovalute e commercianti di petrolio.
Il tetto al prezzo del greggio russo verrebbe mantenuto a 44 dollari fino a gennaio 2027, mentre altre 30 petroliere della cosiddetta "flotta ombra" si aggiungerebbero alle oltre 600 già nella lista nera. Per la prima volta il pacchetto tocca anche le importazioni di pesce dalla Russia, con un potenziale divieto per il merluzzo, e prevede restrizioni su metalli, minerali e componenti per auto per un valore di 60 milioni di euro. Rimangono invece fuori dall'elenco le esportazioni di allumina dall'Ue, un dossier sensibile dopo le rivelazioni su come la materia prima venga spedita dallo stabilimento di Aughinish, in Irlanda, fino agli impianti siberiani per la produzione di alluminio destinato all'industria bellica russa.
La presidente della Commissione von der Leyen ha confermato l'apertura, la prossima settimana, dei primi capitoli negoziali per l'adesione di Ucraina e Moldavia all'Ue. Volodymyr Zelensky ha incontrato in Estonia i leader dei Paesi nordici e baltici, discutendo tra l'altro delle contromisure ai droni ucraini dirottati dalla guerra elettronica russa sui territori alleati. Il presidente ha annunciato l'impegno a sviluppare sistemi di difesa a basso costo contro i droni, citando i risultati già ottenuti in Medio Oriente. Sul fronte opposto si colloca la Bulgaria, dove il neo-insediato governo a guida filo-russa segna un cambio di rotta netto: il nuovo ministro della Difesa Dimitar Stoyanov ha dichiarato che Sofia non fornirà più armi a Kiev e ha invitato le parti a sedersi al tavolo delle trattative. Dal Cremlino, infine, il portavoce Peskov ha smentito l'imminenza di una telefonata tra Putin e Trump, pur confermando i contatti in corso tra i negoziatori americani Witkoff e Kushner con entrambe le parti. Peskov ha anche respinto l'ipotesi di una mediazione europea, definendola "illogica" e "inaccettabile" se subordinata a condizioni preliminari imposte alla Russia.