Terrorismo
Svizzera, jihadista turco grida "Allah Akbar" e accoltella tre persone
Un uomo ha accoltellato e ferito tre persone in quello che le autorità hanno definito un "atto di terrorismo" nella stazione ferroviaria di Winterthur, non lontano da Zurigo. L'assalitore, N.D., 31 anni, nato in Svizzera ma di origine turca, è stato arrestato dalla polizia. Era già finito sotto l'attenzione delle autorità nel 2015 per aver distribuito propaganda dell'Isis. Aveva inoltre già scontato una pena detentiva. Nei giorni scorsi, era stato portato in una struttura psichiatrica dopo aver chiamato il numero di emergenza della polizia e aver fatto "commenti confusi", ma è stato dimesso mercoledì dopo che un medico ha stabilito che non era pericoloso. "L'attacco è avvenuto poco prima delle 8.30. Il sospetto, arrestato cinque minuti dopo l'allerta dei servizi di emergenza", ha dichiarato il capo della polizia regionale Marius Weyermann. Tre uomini svizzeri, di 28, 43 e 52 anni, sono rimasti feriti nell'attacco. I primi due in maniera non grave. Il più anziano è ricoverato in ospedale e ha subito un intervento chirurgico. Weyermann ha affermato che gli investigatori ritengono che l'uomo abbia agito da solo. Diversi testimoni hanno raccontato al quotidiano Blick che l'assalitore ha gridato "Allah Akbar", Dio è grande, prima di colpire. Uno slogan usato anche in altri attentati di matrice islamica in Europa.
Mario Fehr, il massimo responsabile della sicurezza della regione di Zurigo, ha descritto l'attacco come "un vile atto di terrorismo". Ha detto che il sospettato era nato in Svizzera e aveva ottenuto la cittadinanza svizzera nel 2009. Viveva da qualche tempi proprio a Winterthur, cittadina di 123 mila abitanti vicino Zurigo. E ora i giornali svizzeri definiscono l'islamismo "una minaccia mortale". "Molti credevano che la Svizzera fosse immune da attacchi con i coltelli come quelli avvenuti in Francia e Germania ma l'attentato di oggi dimostra il contrario", scrive il quotidiano Neue Zürcher Zeitung. Il 31enne jihadista è finito nella rete dei controlli della polizia una prima volta durante le indagini sulla moschea di Winterthur.