l’inchiesta

Onu, quegli esperti pagati dai regimi per pilotare i report sui diritti umani

Susanna Novelli

«Palazzo di Vetro», più che un luogo uno slogan. Che l’Organizzazione delle Nazioni Unite fosse ormai un’istituzione politica di fatto senza autorità è cosa nota a tutti. Che si fosse trasformata in un organo ideologico con cui strumentalizzare l’opinione pubblica dietro lauto compenso lo si sta scoprendo inchiesta dopo inchiesta. E l’ultima ad opera di «UN Watch» ne è la triste conferma. Ma partiamo dalla fonte. «UN Watch» è un'organizzazione non governativa con sede a Ginevra la cui missione è quella di monitorare le prestazioni delle Nazioni Unite sulla base della propria Carta. È accreditata in stato consultivo speciale presso il Consiglio economico e sociale dell’Onu e associata presso il Dipartimento d'informazione pubblica delle stesse. Il nuovo report, di 104 pagine, si intitola, non a caso «Da cani da guardia a ideologi» e svela, documenti alla mano, come 13 dei 59 relatori speciali del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite abbiano incassato milioni di dollari da Cina, Russia e Qatar prima di relazionare, su documenti e fonti non verificate contro gli Stati Uniti e Israele o, quanto meno, a «difesa» dei regimi.

L’inchiesta inizia con il profilo di Alena Douhan, l'esperta delle Nazioni Unite contro le sanzioni occidentali, ha ricevuto 1,3 milioni di dollari di finanziamenti dalla Cina, dalla Russia e dal Qatar. Le sue visite ufficiali — tra cui quelle a Teheran, Pechino, Damasco, Doha, Caracas e Harare — sarebbero state condotte - secondo l’inchiesta di UN Watch - esclusivamente per sostenere i regimi, non le loro vittime. Ancora, Ben Saul, esperto Onu per la lotta al terrorismo ha ricevuto 150 mila dollari dalla Cina. Un caso forse che dopo tale somma Saul si sia rifiutato di condannare ufficialmente le persecuzione dei musulmani Uyghur da parte di Pechino. Nel marzo scorso poi questo "esperto" Onu è stato condannato negli Stati Uniti per aver lodato la Somalia come «Stato responsabile». Centomila dollari invece quelli incassati dal greco George Katrougalos, ex ministro degli Esteri del governo di Atene e diventato "esperto" Onu su «un ordine internazionale democratico ed equo». Nello stesso anno in cui ha ricevuto centomila euro da Pechino, nel 2025, ha elogiato il libro di Xi Jinping. Nel novembre Katrougalos è andato invece a Teheran dove insieme al vice ministro degli Esteri del regime, Kazem Gharibabadi deplorò i «crimini» israeliani e americani. Ha fatto di più Tlaleng Mofokeng, esperta Onu sulla salute. Per lei «Hamas non è un organizzazione terroristica» ed è «legittimata alla lotta armata». Risulta multata dal Sudafrica per cattiva condotta. I fondi noti a lei riconducibili ammontano a 250 mila dollari.

  

Michael Fakhri, l'esperto delle Nazioni Unite sul diritto al cibo, che accusa il Canada di aver commesso genocidio, gode di rapporti privilegiati con Caracas. Sebbene il Venezuela escluda abitualmente gli osservatori delle Nazioni Unite, Fakhri - riporta sempre il report di UN Watch - è stato invitato specificamente per una visita, che ha utilizzato per elargire lodi al regime di Maduro. Il professore dell’Oregon nei suoi sei anni di mandato si è distinto per report e lezioni antisemite e anti Israele. I fondi conosciuti a lui riconducibili ammontano a 690 mila dollari. Irene Khan, l'esperta delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione, ha invece chiuso un occhio sulle violazioni sistematiche della libertà di parola in Iran, Arabia Saudita, Venezuela, Turchia e Myanmar, ma ha dedicato un intero rapporto Onu a condannare gli Stati occidentali per aver presumibilmente represso le proteste pro-palestinesi. I fondi a lei riconducibili superano il milione e mezzo di dollari. Poi c’è Reem Alsalem, l'esperta delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, ha rifiutato di riconoscere il massacro del 7 ottobre, ha negato i crimini sessuali di Hamas contro le donne israeliane e ha amplificato la propaganda allineata a Hamas. I fondi noti a lei riconducibili, ricevuti tra l’altro da Arabia Saudita e Sud Corea ammontano a poco più di mezzo milione di dollari. Balakrishnan Rajagopal, l'esperto delle Nazioni Unite sull'edilizia abitativa, critica ciclicamente gli Stati Uniti mentre scusa o ignora gli abusi da parte di Cina, Russia e Iran. Ha definito il diritto internazionale un sistema «imperiale» che «legittima l'esercizio del potere grezzo da parte degli USA». Per lui risultano fondi per circa 300 mila euro.

Ecco come i diritti umani si trasformano da certezza inconfutabile a opinione di parte, di partito e nel dubbio, probabilmente retribuita. Da tempo e da più parti, a cominciare da Washington (e non solo dal presidente Donald Trump) si discute su una necessaria riforma delle Nazioni Unite, ormai un carrozzone utile solo a poteri forti e regimi. Dalla guerra in Ucraina fino all’Iran, passando per il 7 ottobre, la Somalia, il Sudan solo per citare alcune delle catastrofi degli ultimi anni, quel vetro che ricopre il palazzo di New York si è fatto sempre più opaco, fino a non vederci più.