Guerra in Medio Oriente
Hormuz, l'Iran minaccia gli Usa ma potrà resistere solo 3 mesi al blocco navale
I Pasdaran hanno minacciato una "risposta decisa" in caso di nuovi attacchi, dopo il raid degli Stati Uniti a Bandar Abbas. "Se questa azione si ripeterà, l'esercito americano dovrà affrontare una risposta decisa", hanno dichiarato a Sepah News. "La strategia cieca del nemico è creare divisione e distruzione per compensare le proprie sconfitte militari e mettere la nazione in ginocchio", ha sottolineato la Guida suprema dell'Iran Mojtaba Khamenei. "Apprezzo l'impegno dei rappresentanti, in particolare dell'onorevole presidente dell'Assemblea consultiva islamica, il dottor Ghalibaf, nel percorso di progresso del Paese". Gli Usa hanno risposto alle mi acce di Teheran annunciando nuove misure restrittive, che includono il blocco dell'accesso per le compagnie aeree iraniane a scali, rifornimenti e vendite di biglietti. Lo ha spiegato il segretario al Tesoro Scott Bessent, precisando che Washington ha inoltre imposto sanzioni alla "Persian Gulf Strait Authority (Pgsa)", l'agenzia governativa iraniana istituita il 5 maggio scorso e incaricata della gestione delle tariffe di transito nello Stretto di Hormuz.
"Il Tesoro degli Stati Uniti continua la campagna Economic Fury contro il regime iraniano - ha scritto Bessent - Le loro truppe non vengono pagate, la polizia non si presenta al lavoro e l'isola di Kharg è chiusa. L'economia e la valuta iraniana sono in caduta libera". Il segretario al Tesoro ha definito la Pgsa "uno scherzo", affermando che l'ente è stato sanzionato e che Washington ha "avvertito qualsiasi entità aziendale o statale contro il pagamento di pedaggi o il loro occultamento come pagamenti di aiuti". "Formando una 'muraglia d'acciaio', il blocco navale statunitense ha garantito un livello record di riduzione del petrolio iraniano in mare. Solo un esito soddisfacente nei negoziati porrà fine alla spirale discendente".
Le trattative sono però in stallo. Il vice premier e ministro degli Esteri del Pakistan, Mohammad Ishaq Dar, dopo aver concluso gli impegni al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, partirà domani per una visita ufficiale a Washington dove incontrerà il Segretario di Stato Usa Marco Rubio, per esaminare le relazioni bilaterali e scambiare opinioni sugli sviluppi regionali e globali di interesse comune. Le discussioni si concentreranno anche sul rafforzamento della cooperazione nei settori prioritari chiave, nonché sugli sforzi del Pakistan per promuovere la pace e la stabilità nel Golfo Persico. Islamabad sta svolgendo un ruolo di mediazione tra Iran e Stati Uniti per il raggiungimento di un accordo di pace. Per quanto riguarda il Medio Oriente "c'è una preoccupazione generale, anche da parte indiana e saudita, visto che i due ministri degli esteri hanno partecipato alla riunione del Consiglio Affari Esteri informale. La preoccupazione è quella che le cose non possono andare" a risolversi "in tempi brevissimi, invece tutti quanti lavoriamo per questo", dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine del Consiglio Esteri informale a Cipro.
Ma per quanto empo può resistere ancora l'Iran? "Economic Fury ha lasciato il regime alla disperata ricerca di liquidità", afferma il segretario al Tesoro Usa Bessent. A inizio anno la Repubblica islamica era teatro di proteste, le più importanti degli ultimi anni, alimentate dalla rabbia per l'impennata dei prezzi. I ricercatori di Capital Economics, evidenzia il quotidiano economico The Wall Street Journal, stimano che le riserve in valuta estera disponibili coprano non più di tre mesi di importazioni a livelli pre-guerra. E questo, scrive il giornale, lascia Teheran con poche valide alternative se le entrate petrolifere dovessero restare bloccate, aumentando il rischio di nuove proteste di piazza. In una recente nota Capital Economics ha sottolineato come "il regime dovrà valutare" da una parte "il prezzo di sopportare difficoltà economiche per raggiungere i suoi obiettivi militari e geopolitici" e dall'altra "la minaccia che una prolungata debolezza dell'economia alimenti rivolte". L' Iran è il Paese in cui il presidente, Masoud Pezeshkian, ha riconosciuto crescenti difficoltà per l'export di petrolio. È il Paese in cui la popolazione è stata invitata a risparmiare carburante, a ridurre i consumi di acqua ed elettricità.
"Oggi il terreno principale di scontro è l'economia", ha detto ieri Pezeshkian alla Camera di commercio di Teheran. Nelle ultime settimane sono schizzati i prezzi di generi alimentari di prima necessità, dal riso alla carne, dal pane al formaggio, e sono più di un milione gli iraniani che hanno perso il lavoro. Per Esfandyar Batmanghelidj del think tank Bourse & Bazaar Foundation, "il danno economico è in peggioramento. Qualora fallisse completamente la fragile tregua, la Repubblica islamica ha dimostrato, sintetizza il Wsj, di poter imporre un prezzo agli Usa, alle economie nella regione, ai mercati energetici globali. Tuttavia, è il ragionamento di Batmanghelidj, se il conflitto dovesse andare avanti l' Iran entrerebbe "in una traiettoria economica ancor più negativa e la ripresa sarebbe molto difficile". Obiettivo iniziale dell'Amministrazione Trump, ricorda il giornale, è un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio dell'allentamento o della fine del blocco Usa che prende di mira i porti iraniani e se un'intesa in tal senso fosse raggiunta i negoziatori avrebbero poi più tempo per concludere un accordo definitivo che tocchi i nodi relativi all'allentamento delle sanzioni e al controverso programma nucleare della Repubblica islamica.
I dirigenti iraniani più intransigenti non sono aperti a molte concessioni per arrivare a un accordo, ma Teheran vuole anche aiuti. L'economia, secondo un funzionario iraniano, aveva retto all'inizio del conflitto, ma la situazione è cambiata quando gli Usa hanno iniziato a impedire alle navi di entrare e uscire dai terminal iraniani. E l'Iran, ha osservato, non può permettersi una guerra all'infinito perché "il nazionalismo può funzionare solo fino a un certo punto". Via mare l'Iran esportava petrolio, gas e altre merci, anche prodotti agricoli oltre a quelli dell'industria petrolchimica, ricordava ad aprile un focus di al-Jazeera, sottolineando come le esportazioni di petrolio dall'Iran via Hormuz rappresentavano l'80% delle esportazioni di oro nero. Secondo un'analisi riservata della Cia di cui ha dato notizia The Washington Post, l' Iran sarebbe in grado di resistere per almeno tre o quattro mesi al blocco navale imposto dagli Stati Uniti, dal 13 aprile, prima di subire conseguenze economiche ancor più gravi.