Guerra in Medio Oriente
Iran, accordo vicino per i media arabi ma Teheran frena. Rubio: "Piano B se non riapre Hormuz"
Resta ancora in sospeso l'accordo tra Stati Uniti e Iran. Se i media arabi parlano di una bozza d'intesa che potrebbe essere siglata "nelle prossime ore", Teheran predica prudenza. "Non possiamo necessariamente affermare di essere giunti a un punto in cui un accordo sia vicino", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, spiegando che è difficile giungere a un'intesa "dopo poche visite e colloqui". Il riferimento è alla missione a Teheran del capo di Stato maggiore dell'esercito pakistano Asim Munir, impegnato nella mediazione tra le parti. "La diplomazia ha bisogno di tempo", ha argomentato Baghaei, parlando di "settimane o mesi" e specificando che "in questa fase non si discuteranno i dettagli relativi al dossier nucleare" e che le divergenze tra Iran e Stati Uniti restano "profonde e significative". Le dichiarazioni del portavoce iraniano arrivano dopo che i giornali dei paesi arabi avevano riferito della possibilità di un consenso delle parti su un testo in nove punti mediati dal Pakistan. Un documento che - secondo quanto riferito - avrebbe previsto un cessate il fuoco immediato su tutti i fronti, lo stop agli attacchi contro infrastrutture militari e civili e la cessazione delle operazioni e della cosiddetta 'guerra mediatica'. La bozza avrebbe incluso inoltre il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale, il non intervento negli affari interni e la garanzia della libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Mar d'Oman.
Solo qualche ora prima delle precisazioni iraniane, il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva parlato di "lievi progressi" nei colloqui con Teheran, pur ribadendo che l'Iran "non potrà mai avere un'arma nucleare". Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ribadito ls necessità per Teheran di consegnare i 450 chili di uranio arricchito al 60%, per evitare possa essere usato per costruire bombe atomiche. Rubio ha definito "inaccettabile" l'ipotesi di un sistema di pedaggi iraniano nello Stretto di Hormuz - come rimarcato anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani - sottolineando la necessità di preparare un "piano B" nel caso in cui Teheran decidesse di mantenere il controllo sullo strategico braccio di mare. "Cosa succede se l'Iran si rifiuta di riaprirlo e decidere che impone dei pedaggi?", la domanda posta da Rubio, "a quel punto bisognerebbe fare qualcosa", ovvero "agire". Intanto Teheran ha fatto sapere che trenta navi nei giorni scorsi sono transitate attraverso Hormuz "in accordo con lecGuardie della Rivoluzione". Non è noto se gli armatori abbiano versato pedaggi.
Trump, durante la cerimonia di giuramento del neopresidente della Federal Reserve Kevin Warsh alla Casa Bianca, è tornato ad affermare che l'Iran "muore dalla voglia di fare un accordo. Vedremo cosa succederà". Nel frattempo, il quotidiano statunitense The Wall Street Journal ha rivelato che il regime degli Ayatollah avrebbe trasferito miliardi di dollari attraverso la piattaforma di scambio di criptovalute Binance per finanziare le attività militari. Una rete guidata dall'uomo d'affari Babak Zanjani avrebbe movimentato almeno 850 milioni di dollari in due anni tramite il maggiore scambio mondiale di cripto, aggirando le sanzioni internazionali.