TIRA E MOLLA

Regno Unito, scricchiola il governo. La ministra si dimette e chiede un passo indietro a Starmer: "Andiamo avanti"

 

Dopo la debacle dei labouristi alle recenti elezioni amministrative, scricchiola il governo britannico. La ministra per le Comunità, Miatta Fahnbulleh, ha rassegnato le dimissioni e chiesto al premier Keir Starmer di fare altrettanto. In una lettera condivisa su sulla piattaforma, la ministra si dice orgogliosa di quanto fatto finora pur riconoscendo di non aver "agito con la visione, il ritmo e l'ambizione che il nostro mandato di cambiamento ci impone". Per Fahnbulleh, il paese "si trova ad affrontare sfide enormi e la gnete chiede a gran voce un cambiamento di tale portata" e, rifererendosi a Starmer, ha detto: "L'opinione pubblica non crede che tu possa guidare questo cambiamento, e nemmeno io lo credo. Pertanto, ti esorto a fare ciò che è giusto per il Paese e per il partito e a stabilire un calendario per una transizione ordinata, in modo che una nuova squadra possa realizzare il cambiamento che abbiamo promesso al Paese".

  

Da Downing Street, però, la risposta è no. "Il Partito Laburista ha una procedura per contestare un leader e questa non è stata attivata - dice Starmer - Il Paese si aspetta che continuiamo a governare. Questo è quello che sto facendo e quello che dobbiamo fare come governo". Niente marcia indietro, quindi. Starmer si assume la "responsabilità di questi risultati elettorali e di realizzare il cambiamento promesso".

Per innescare la procedura di cambio del leader nel partito, un deputato deve anzitutto comunicare al Comitato esecutivo nazionale la propria intenzione di lanciare la sfida. Dopodiché può iniziare a raccogliere il sostegno formale: per ottenere una competizione elettorale sarebbe necessario ottenere l'appoggio del 20% del gruppo laburista. A quel punto il leader in carica verrebbe automaticamente inserito nella lista dei candidati. L'emittente britannica Sky News spiega che, sebbene 78 deputati abbiano chiesto pubblicamente le dimissioni di Starmer, tali richieste non attivano alcun meccanismo all'interno del partito per dare avvio a una competizione.