MEDIO ORIENTE

Iran, i negoziati in declino e la carta cinese. "Pronti a tutto"

Il rifiuto dell'ultima proposta negoziale statunitense da parte dell'Iran sta riaccendendo la possibilità del conflitto diretto fra le parti. Il presidente Trump pare sempre più frustrato dall'atteggiamento di Teheran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz a tal punto che, secondo la Cnn, starebbe infatti valutando un ritorno alle operazioni militari. E l'Iran fa sapere di essere "pronto a ogni evenienza". Fondamentale sarà il viaggio del tycoon a Pechino, da mercoledì 13 a venerdì 15 maggio, in cui parlerà col suo omologo Xi Jinping dei dossier più importanti all'amministrazione Usa: certamente l'Iran, ma anche Taiwan. Al riguardo, Trump si è detto entusiasta: "Non vedo l'ora di recarmi in Cina, un Paese straordinario, con un leader, il presidente Xi, rispettato da tutti. Accadranno grandi cose per entrambi i Paesi!''. Sensazionalismi a parte, il vertice a Pechino sarà lo spartiacque delle prossime evoluzioni in Asia e Medio Oriente.

L'ambasciatore Usa all'Onu Mike Waltz, in un'intervista a Ynet, ha sottolineato che Trump "ha dato una possibilità alla democrazia e mostrato moderazione" con l'Iran e che ora "tutte le opzioni sono sul tavolo", chiarendo definitivamente che "il regime non può cercare di tenere in ostaggio il mondo intero a causa di un programma nucleare illegale e inaccettabile". 

  

Usa e Israele tengono il punto su questioni di sicurezza globale. Un'arma nuclearea in mano agli Ayatollah significherebbe trasformare il paese in un attore ancor più instabile e aggressivo che potrebbe tenere in bilico l'incolumità e gli interessi non solo dei due alleati d'Occidente, ma del mondo intero. Già più di quanto sta facendo ora.