Guerra in Medio Oriente

Iran, Araghchi vola da Putin per chiedere consiglio sui negoziati

Andrea Riccardi

In stallo i negoziati tra Stati Uniti e Iran, che dovrebbero scongiurare la ripresa del conflitto. Dopo che Donald Trump ha annunciato di aver cancellato la missione degli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner a Islamabad, l'ipotesi di un nuovo round di colloqui diretti appare remota. Il presidente americano, tuttavia, non chiude la porta a Teheran e ribadisce di non avere fretta di raggiungere un accordo. La palla, però, resta ancora nel campo dell'Iran. Il Capo della Casa Bianca esclude i prossimi viaggi in Pakistan della delegazione Usa, "si tratta di ore e ore di volo", ma se "vogliono parlare, possono venire da noi o chiamarci. C'è il telefono, abbiamo delle linee sicure e affidabili". Trump ha aggiunto che "alcune delle persone con cui stiamo trattando sono ragionevoli, altre no. Spero che l'Iran si dimostri saggio". Il tycoon ha inoltre assicurato, ancora una volta, che la guerra "finirà molto presto" e che gli Stati Uniti ne usciranno vittoriosi.

Sul fronte iraniano prosegue invece il tour diplomatico del ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha lasciato Muscat, capitale dell'Oman, per fare ritorno in Pakistan. Dopo aver lasciato ieri Islamabad senza incontro, come inizialmente previsto, la delegazione statunitense, il ministro si è recato in Oman, dove ha partecipato a consultazioni di alto livello, incontrando tra gli altri il sultano Haitham bin Tariq Al Said. Prossima tappa di Araghchi, la Russia. Il ministro incontrerà lunedì a Mosca il presidente Vladimir Putin, come affermato dall'ambasciatore di Teheran in Russia. Durante il viaggio, ha spiegato, Araghchi "si consulterà con i funzionari russi in merito agli ultimi sviluppi dei negoziati, al cessate il fuoco e agli eventi correlati, e fornirà un resoconto di questi colloqui alle autorità di Mosca". Il ministero degli Esteri russo ha confermato la visita. Nelle ultime ore, Araghchi ha avuto colloqui telefonici con il ministro degli Esteri francese Barrot, il ministro degli Esteri egiziano Abdelatty, il ministro degli Esteri turco Fidan, il ministro degli Esteri del Qatar Al-Thani e il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan.

  

Attraverso il Pakistan, Araghchi avrebbe inoltre trasmesso agli Usa messaggi relativi a richieste americane a cui Teheran non intende cedere. "Questi messaggi riguardano alcune delle linee rosse della Repubblica islamica, tra cui le questioni nucleari e lo Stretto di Hormuz", riferisce l'agenzia di stampa Fars. Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha lanciato un avvertimento a Washington, spiegando in un colloquio telefonico con il premier del Pakistan Shehbaz Sharif che Teheran "non intende impegnarsi in negoziati sotto pressione e minacce". Pezeshkian, riporta l'agenzia Mehr, "ha criticato le continue violazioni e il comportamento coercitivo degli Stati Uniti sia durante i negoziati sia nel periodo della cessate il fuoco" e "ha affermato che le azioni relative alle cosiddette restrizioni marittime imposte da Washington contro l'Iran costituiscono una chiara violazione degli accordi sul cessate il fuoco e non sono in linea con la Carta delle Nazioni Unite. Tali misure, insieme a una retorica minacciosa, hanno accresciuto i dubbi sull'impegno degli Usa nel processo diplomatico”. Sul fronte militare, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato di aver intercettato nel Mar Arabico una delle 19 navi della cosiddetta 'flotta ombra' iraniana. Il Centcom ha identificato l'imbarcazione come la M/V Sevan, inclusa tra quelle sanzionate dal Dipartimento del Tesoro nell'ambito degli sforzi per rafforzare il blocco dei porti iraniani.

Resta tesa anche la situazione tra Israele e Libano. Benjamin Netanyahu ha affermato che le azioni di Hezbollah "stanno smantellando il cessate il fuoco" e che Israele sta "agendo con fermezza in conformità con gli accordi presi con gli Usa e, incidentalmente, anche con il Libano. Questo significa libertà d'azione non solo per rispondere agli attacchi, ma anche per minacce immediate e persino minacce emergenti".Non si è fatta attendere la replica di Hezbollah, che parla di "risposta legittima" alle "persistenti violazioni del cessate il fuoco" da parte di Israele.