Elezioni

Bulgaria, l'Ue guarda con prudenza al nuovo premier che piace al Cremlino

Angela Bruni

Dopo le elezioni in Ungheria, la diplomazia europea non ha fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo che l'euroscettico e filorusso Rumen Radev ha conquistato la maggioranza assoluta in Bulgaria con oltre il 44,7% dei voti. L'euroscettico premier in pectore di Sofia rappresenterà ora il Paese in un Consiglio europeo che non includerà più l'ungherese Viktor Orban, per il quale Radev ha espresso ammirazione e che fino a una settimana fa era il principale alleato del Cremlino tra le nazioni Ue. Insomma, dopo Orban potrebbe essere Radev la voce "critica", la spina nel fianco all'unanimità necessaria allo sblocco del prestito per l'Ucraina e al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, rimaste bloccate dal veto di Budapest. Il rischio è che con Radev si rafforzi quel fronte che comprende anche il ceco Robert Fico e il neo premier ungherese Peter Magyar (che rappresenta comunque la destra ungherese), critico verso Bruxelles. Ad aumentare i timori anche la vicinanza che il neo premier bulgaro ha espresso alla Russia negli ultimi mesi e al ruolo di "pontiere" per costruire un riavvicinamento della Ue con Putin, quando l'Europa era alle prese con la fuga di informazioni verso Mosca attribuita all'Ungheria. Per capire che aria tira a Bruxelles, basta notare i primi commenti alle elezioni bulgare sono arrivati ​​solo all'ora di pranzo.

Poco prima che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen intervenisse sui social network, uno dei portavoce si era trincerato dietro un "no comment. I voti sono ancora in fase di conteggio, pertanto non sarebbe opportuno da parte mia esprimere alcun commento in questo momento". Nel frattempo, un tweet del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha costretto le istituzioni a rompere gli indugi. Costa, riferendo di una telefonata con Radev, ha scritto di averlo esortato a "lavorare sulla nostra agenda comune per un'Europa prospera, indipendente e sicura". Appena 30 minuti dopo è arrivato il post di von der Leyen: "La Bulgaria è un membro orgoglioso della famiglia europea e svolge un ruolo importante nell'affrontare le nostre sfide comuni. Non vedo l'ora di lavorare insieme, per la prosperità e la sicurezza della Bulgaria e dell'Europa". Stesso tono anche per il segretario generale della Nato Mark Rutte, che riferisce di una telefonata con il neopremier, ribadendo: "Confido in una cooperazione continua per affrontare le sfide comuni in materia di sicurezza". Un messaggio chiaro, dopo che il Cremlino si è congratulato con Radev per la vittoria. Così la Ue accoglie con messaggi di apertura e collaborazione verso il nuovo premier bulgaro, ma il tono resta misurato. Le istituzioni aspettano di vedere come Radved si comporterà sui dossier chiave come Ucraina, sanzioni alla Russia e sicurezza Ue.

  

L'ex presidente bulgaro ha ottenuto la maggioranza assoluta alle elezioni parlamentari, un risultato che potrebbe portare stabilità politica al Paese dopo anni di coalizioni di breve durata. Con oltre il 97% delle schede scrutinate, il partito Bulgaria Progressista di Rumen Radev, ex pilota da caccia e capo dell'aeronautica, ha ottenuto il 44,7% dei voti, conquistando 131 dei 240 seggi dell'Assemblea nazionale. Queste elezioni sono state le ottave in Bulgaria dal 2021, quando imponenti manifestazioni anticorruzione portarono alla caduta del governo del primo ministro filo-europeo di lunga data Boyko Borisso. La maggioranza ottenuta da Radev è la prima per una singola formazione politica dal 1997. Il partito di sinistra Bulgaria Progressista ha ottenuto un ampio margine di vantaggio sul partito conservatore Gerb di Borissov, fermo al 13,4%, e sulla coalizione filo-europea Bulgaria Democratica (Pp-Db), che ha raggiunto il 12,8% nelle elezioni di domenica. "Questa è una vittoria della speranza sulla sfiducia, una vittoria della libertà sulla paura e, infine, se vogliamo, una vittoria della moralità", ha dichiarato Radev. "La Bulgaria farà ogni sforzo per seguire il suo percorso europeo, ma ha un'Europa forte hanno bisogno di pensiero critico e pragmatismo. L'Europa è caduta vittima della propria ambizione di essere un leader morale in un mondo con nuove regole".