PAESE PER TERRORISTI
Terrorismo, ecco il modello Sanchez: la Spagna si conferma la “patria” dei jihadisti
Da alcuni anni la Spagna gode di un primato non invidiabile. È il paese europeo che ha arrestato più terroristi islamici. 61 nel 2023, 89 nel 2024 e 113 nel 2025. Un record dagli attentati di Madrid del 2004. Se da una parte è il risultato di un'eccellente prevenzione, dall’altra evidenzia una inquietante escalation, stando agli ultimi rapporti antiterrorismo delle autorità iberiche e comunitarie che Il Tempo ha potuto visionare. I 263 presunti attentatori catturati in Spagna nell’ultimo triennio distaccano anche paesi come Germania e Francia. Nel 2026 il trend non sembra fermarsi: sono già 27 i presunti terroristi finiti in una cella spagnola in meno di 4 mesi.
L’anno si apre con un minorenne affiliato all’Isis arrestato nei Paesi Baschi: si presentava come mujahideen (combattente islamico) e custodiva un arsenale. L’ultimo caso invece riguarda un lupo solitario arrestato a Palma di Maiorca prima che potesse compiere un attentato su larga scala. Il «movimento radicale islamista» avverte l’Europol - «rimane la minaccia più letale». La maggior parte degli attacchi è infatti opera esclusiva di estremisti islamici. Nel 2024 in Europa sono stati condannati 320 jihadisti e arrestati altri 289. Nel suo ultimo rapporto, la polizia europea collega il jihadismo al movimento sunnita del salafismo, che sostiene sia Allah l’unico a doversi occupare della legislazione umana. «I jihadisti mirano a creare uno stato islamico governato dalla legge islamica. Legittimano l'uso della violenza richiamandosi alla guerra sancita dalla religione. Tutti coloro che si oppongono sono considerati nemici dell'Islam e quindi obiettivi legittimi», scrive l’Europol.
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L’identikit del terrorista islamico è uomo, under 30 e fortemente radicalizzato. In aumento c’è anche il coinvolgimento di minorenni (14 nel 2025 in Spagna) e donne. Preoccupante anche l'indottrinamento dei giovani attraverso i social. Lo scorso marzo il Tempo ha seguito un processo presso il tribunale centrale per il terrorismo contro un 23 enne marocchino arrivato illegalmente e arrestato nel 2025 a Valencia. Secondo l’accusa, avrebbe richiamato al martirio pubblicando online propaganda jihadista ricevuta dall’Isis. La sua difesa in aula è stata una dichiarazione ProPal. La procura antiterrorismo ha chiesto per lui di sostituire la condanna con l’espulsione dalla Spagna. Il paese, guidato dal 2018 dal socialista Sanchez, attualmente vive un livello di allerta 4 (su 5) per terrorismo. Martedì l’esecutivo ha approvato la regolarizzazione di mezzo milione di clandestini, anche se lo scorso maggio il dipartimento spagnolo per la sicurezza nazionale la sconsigliava proprio per il rischio di potenziali infiltrazioni terroristiche. In un documento di 306 pagine, visionato da Il Tempo, veniva sottolineato come «i flussi migratori irregolari dal Sahel verso l’Europa possono essere sfruttati da individui legati al terrorismo che utilizzano questi spostamenti per raggiungere il continente». Lo stesso aumento dell’immigrazione irregolare - veniva aggiunto - sarebbe incentivato dalle organizzazioni jihadiste. L’ultima bocciatura non vincolante, dopo quella di febbraio dall’Ue, contro lo status legale per migranti privi di documenti era arrivata la settimana scorsa. «Inammissibile dimostrare di non avere precedenti penali con una semplice autocertificazione», il parere del Consiglio di Stato. Ciò nonostante, il governo ha tirato dritto. L’opposizione denuncia rischi per la sicurezza nazionale e ha annunciato ricorsi.