alta tensione

Stati Uniti-Iran all'ultimo atto: il mondo resta appeso a un filo

"Un'intera civiltà morirà per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada ma probabilmente succederà". Donald Trump ha alzato ulteriormente i toni in vista dell'ultimatum lanciato all'Iran con scadenza fissata alle 2 di notte (ora italiana) per riaprire lo Stretto di Hormuz e giungere a un accordo. "Ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse qualcosa di rivoluzionario e meraviglioso potrà accadere, chi lo sa? Lo scopriremo presto", ha dichiarato il tycoon, definendolo uno "dei momenti più importanti della lunga e complessa storia del mondo. 47 anni di estorsioni, corruzione e morte, finalmente finiranno".

Secondo il New York Times, che cita tre alti funzionari di Teheran, l'Iran avrebbe interrotto i negoziati con Washington, informando il Pakistan che non avrebbe più partecipato ai colloqui. Per Teheran Times, però, i canali diplomatici e i colloqui indiretti tra gli ayatollah e l'Iran restano aperti. Mentre Axios riferisce che nelle ultime 24 ore sono stati fatti progressi ma il raggiungimento di un accordo entro la scadenza sembra improbabile. Se Trump continua a minacciare di scatenare "l'inferno", colpendo ponti e infrastrutture energetiche, il vicepresidente JD Vance, in trasferta a Budapest per sostenere Orban in vista delle elezioni, assicura che gli Usa hanno "in gran parte raggiunto i loro obiettivi militari" in Iran e che la guerra si concluderà "molto presto", anche se "la natura della conclusione dipende in ultima analisi dagli iraniani".

  

La Casa Bianca ha poi precisato che alcune dichiarazioni di Vance, secondo cui le forze Usa dispongono di strumenti che "finora non hanno deciso di utilizzare" per far rispettare l'ultimatum del presidente, non suggeriscono l'ipotesi di un possibile attacco nucleare contro la Repubblica Islamica. Teheran, però, resta ferma nelle sue posizioni e minaccia a sua volta gli Usa. Secondo fonti del Wall Street Journal, l'Iran avrebbe comunicato al mediatore Pakistan di considerarsi in vantaggio e di avere ancora 15mila missili e 45mila droni nel proprio arsenale. Le Guardie Rivoluzionarie hanno avvertito che "priveranno gli Stati Uniti e i loro alleati del petrolio e del gas della regione per anni" se Trump darà seguito alle sue minacce. Il presidente Masoud Pezeshkian ha aggiunto che "più di 14 milioni di iraniani hanno dichiarato la propria disponibilità a sacrificare la propria vita. Anche io sono stato, sono e rimarrò pronto a dare la mia vita per l'Iran". I media statali, poi, hanno diffuso immagini di civili intenti a formare "catene umane" attorno a siti potenzialmente a rischio di attacco da parte di Israele e Stati Uniti. Intanto gli Usa hanno ripreso i bombardamenti sull'isola di Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano nel Golfo Persico. Un funzionario della Casa Bianca ha confermato all'Associated Press che i raid hanno colpito obiettivi militari. Proseguono anche gli attacchi israeliani. Il premier Benjamin Netanyahu ha riferito che l'Idf ha colpito ferrovie e ponti usati dai Pasdaran. "Stiamo schiacciando il regime terroristico in Iran con forza crescente", ha dichiarato. "Abbiamo distrutto aerei da trasporto e decine di elicotteri. Abbiamo attaccato le ferrovie e i ponti utilizzati dalle Guardie Rivoluzionarie". Secondo il capo di stato maggiore Eyal Zamir, Israele si trova "vicino a un bivio strategico nella campagna congiunta contro l'Iran. Finora abbiamo conseguito risultati significativi rispetto agli obiettivi iniziali e continueremo ad agire con determinazione infliggendo colpi sempre più duri al regime".

Intanto si è concluso l'incubo della giornalista americana Shelly Kittleson, rapita lo scorso 31 marzo a Baghdad. La milizia irachena Kataib Hezbollah, sostenuta dall'Iran, ha annunciato che la reporter sarà liberata "in segno di apprezzamento per le posizioni patriottiche del primo ministro uscente" Mohammed Shia al-Sudani, precisando che dovrà "lasciare immediatamente il Paese". Due funzionari della milizia hanno aggiunto all'Associated Press che, in cambio della liberazione della giornalista, alcuni membri del gruppo precedentemente detenuti dalle autorità irachene saranno liberati. Liberi anche i francesi Cécile Kohler e Jacques Paris, dopo tre anni e mezzo di detenzione in Iran, come annunciato dal presidente francese Emmanuel Macron. Resta, invece, incerto lo stato di salute di Mojtaba Khamenei. Secondo The Times, che cita un memorandum diplomatico basato su valutazioni dell'intelligence israeliana e americana, la Guida Suprema iraniana sarebbe in stato di incoscienza e in "gravi condizioni che non gli consentono di partecipare ad alcuna decisione del regime", sotto cura nella città di Qom.