RICERCA E SOCCORSO

Iran, salvato il pilota disperso. Trump: "Missione fra le più audaci della storia"

È stata una delle una delle operazioni di ricerca e soccorso “più audaci della storia”, quella che ha portato al salvataggio del pilota statunitense disperso in Iran dopo che venerdì scorso il suo F-15 era stato abbattuto in combattimento. A dirlo è stato il presidente Donald Trump, che dalla Situation Room ha seguito l'evolversi della missione per poi commentarne il successo sulla piattaforma Truth: "Questo coraggioso guerriero si trovava dietro le linee nemiche nelle insidiose montagne dell'Iran, braccato dai nostri nemici che si avvicinavano sempre di più di ora in ora, ma non è mai stato veramente solo perché il suo Comandante in Capo, il Segretario alla Guerra, il Presidente del Comitato dei Capi di Stato Maggiore e i suoi compagni d'armi monitoravano la sua posizione 24 ore su 24 e pianificavano con diligenza il suo salvataggio”. Per rintracciarlo, le ricerche si sono concentrate a sud di Ishafan, fra le province di Kohgiluyeh e Buyer Ahmad, e all'operazione hanno partecipato aerei di supporto e unità d’élite fra cui anche quella israeliana Sayeret Maktal che è specializzata in esfiltrazioni e recupero ostaggi.

A ricostruire la dinamica della missione è stato il New York Times. A quanto si apprende, l'aviatore ferito si sarebbe nascosto per giorni in una fessura fra le montagne a una quota di circa 2mila metri, mentre le forze Usa sganciavano bombe sui convogli iraniani impegnati a cercare il soldato per catturarlo e usarlo come leva negoziale. Il pilota aveva con sé solamente un segnale di soccorso e un dispositivo di comunicazione sicura per coordinarsi con le forze statunitensi, strumenti usati maggiormente rispetto il localizzatore che invece lo avrebbe esposto al rischio di intercettazione da parte dei Pasdaran. Orografia del territorio, le ferite del pilota la corsa contro il tempo: per un alto funzionario Usa si è trattata di una delle missioni più difficili di sempre.

  

A giocare un ruolo fondamentale sono stati anche i servizi segreti. Per ingannare il regime islamico, la Cia aveva diffuso la notizia del salvataggio quando ancora le ricerche erano in alto mare e l'uomo era nella macchia. Una volta intercettato, però, il soldato è dovuto uscire allo scoperto ed esporsi al pericolo, che gli americani hanno ridotto offrendo copertura aerea tramite droni MQ-9.  "È stata la ricerca di un ago in un pagliaio, ma in questo caso si trattava di un coraggioso americano nascosto in una fenditura di montagna, invisibile se non per le capacità della Cia" ha detto un funzionario dei Servizi.

Il soldato è poi stato trasportato con l'aereo in Kuwait per le cure necessarie e Trump ha riferito che "è ferito, ma starà bene". Il ministro della Difesa israeliano, Katz, ha commentato la notizia come una "stretta cooperazione" fra i due Paesi. "Mi congratulo con i nostri partner americani per il recupero in sicurezza dei piloti - ha detto - Questa è un'altra espressione della stretta cooperazione tra Israele e gli Stati Uniti, anche nei momenti più complessi".

La scomparsa del pilota aveva fortemente allarmato gli Usa, specie dopo la taglia sulla testa del soldato apposta dal regime iraniano che puntava a sequestrarlo per utilizzarlo poi come scambio: uno scenario da incubo per gli americani, che rievocava la Crisi degli ostaggi avvenuta in Iran nel 1979, l'indomani della Rivoluzione islamica. Alla fine, però, la convergenza di forze militari e intelligence ha permesso la riuscita di una storica missione che dimostra ulteriormente la superiorità delle truppe Usa e israeliane rispetto quelle iraniane.