crisi energetica

Gli Stati Uniti fanno passare petroliera russa a Cuba. Trump: "Devono sopravvivere"

Luca De Lellis

Dopo quasi tre mesi di buio, non solo in senso figurativo, a Cuba – almeno per qualche settimana – si intravedono spiragli di luce. Nella notte tra lunedì e martedì la nave cisterna Anatoly Kolodkin, partita dal porto russo di Primorsk l'8 marzo, dovrebbe attraccare al terminal petrolifero di Matanzas, a nord dell’isola. A bordo, 730.000 barili di petrolio: sarebbe la prima petroliera a portare carburante a Cuba dal blocco totale imposto dagli Stati Uniti che, secondo quanto rivelato dal New York Times, hanno avallato l'accesso. Un carico che, secondo gli esperti, consentirà al governo dell'isola di guadagnare qualche settimana di respiro, non di più, prima che le riserve tornino a esaurirsi.

La storia comincia a metà dicembre 2025, quando l'amministrazione Trump avvia il suo piano per strangolare economicamente Cuba. Prima sequestra le petroliere venezuelane dirette verso l'isola, poi a inizio gennaio prende il controllo delle risorse petrolifere del Venezuela, azzerando quei flussi che, fino ad allora, coprivano oltre la metà del fabbisogno energetico cubano. Infine, il 30 gennaio, Trump firma un ordine esecutivo che minaccia dazi contro qualsiasi Paese fornisca carburante all'isola. Il Messico si adegua immediatamente e sospende le consegne. Cuba rimane a secco.

  

Le conseguenze sono immediate e brutali. Blackout quotidiani anche di tutta la giornata. Aziende agricole in ginocchio perché trattori e macchinari restano fermi. Aiuti umanitari bloccati nei magazzini perché i camion non hanno gasolio per distribuirli. Centrali elettriche chiuse per mancanza di combustibile. A marzo il governo cubano arriva persino a comunicare alle compagnie aeree internazionali che i loro aerei non potranno più fare rifornimento sull'isola: chi atterra deve avere abbastanza carburante per ripartire e raggiungere un altro aeroporto. Air Canada annuncia la sospensione dei voli. Il 16 e 17 marzo la rete elettrica nazionale collassa per oltre ventinove ore, lasciando al buio 10 milioni di persone. Intanto la popolazione cubana patisce la miseria, faticando non solo a reperire cibo e farmaci, ma persino a cucinarli e conservarli.

La Anatoly Kolodkin è una nave sanzionata da Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito. Durante la traversata atlantica è stata monitorata da unità militari britanniche, poi ha proseguito in solitaria verso i Caraibi. Durante la traversata atlantica, è stata scortata da una nave da guerra russa attraverso il Canale della Manica, una mossa letta dagli analisti più come provocazione diplomatica che come necessità militare. La Guardia Costiera americana aveva due pattugliatori in zona che avrebbero potuto intercettarla. Non lo hanno fatto, perché Trump ha deciso di non ordinare alcun intervento. Domenica sera, a bordo dell'Air Force One, il presidente Trump ha dichiarato di non avere «niente in contrario» se altri Paesi inviassero petrolio a Cuba. Poi ha minimizzato: «Non ci dispiace che riceva un carico perché ha bisogno...devono sopravvivere, che sia la Russia o un altro Paese». Un messaggio doppio, tipico del personaggio: apertura tattica, ma senza cedere la narrativa politica.

La risposta è in parte geopolitica, in parte giuridica. Fermare una nave russa in acque internazionali senza una base legale solida avrebbe significato uno scontro diretto con Mosca, un rischio che l'amministrazione ha preferito evitare. Il caso mette, però, in luce i limiti strutturali del blocco: le sanzioni funzionano finché i Paesi fornitori le rispettano per timore di ritorsioni commerciali. Quando entra in scena la Russia - che con l'Occidente ha già bruciato i ponti - la deterrenza vacilla.

Questo carico, spiegano gli esperti, richiederà circa 3 settimane per essere raffinato e un'altra settimana per essere distribuito sull'isola. Qualche settimana di luce, dunque. Poi, se non arriveranno altri rifornimenti, il buio tornerà. Mosca torna così a ritagliarsi uno spazio nella regione dopo anni. Prima dell'asse con il Venezuela, la Russia era tra i principali fornitori energetici di Cuba. Il Cremlino definisce l'invio di carburante come supporto umanitario, ma nessuno si illuda. L'arrivo della nave consente al governo cubano di guadagnare qualche settimana prima che le riserve di carburanti finiscano. Una petroliera da sola non può risolvere una situazione di collasso strutturale alimentata da mesi di embargo. A Cuba, per ora, si riaccende qualche lampadina. Un barlume di speranza, una piccola tregua per i cubani.