L'INCIDENTE CON PIZZABALLA
Israele, accordo sulle cerimonie pasquali dopo le tensioni
Tutto è bene quel che finisce bene, è il caso di dire. Ieri 29 marzo, per via degli attacchi iraniani indiscriminati su tutto il territorio, le forze di Polizia israeliane avevano limitato l'accesso a tutti i siti religiosi - ebraici, cristiani e musulmani - nella città vecchia di Gerusalemme. Fra questi, anche il Santo Sepolcro dove, per la Domenica delle Palme, si era recato il cardinale e patriarca latino Pizzaballa a cui infatti non è infatti stato permesso il passaggio.
Una notizia che ha fatto montare il caso a livello internazionale, provocando un vero e proprio incidente diplomatico che però lo stesso Pizzaballa ha definito "un fraintendimento" con le autorità locali. Nessun impedimento, dunque, ma una misura preventiva di sicurezza dovuta sia alla mancanza di ripari in caso di attacco missilistico sia alla presenza di strade strette che, fa sapere Israele, avrebbero impedito l'efficacia dei sistemi di soccorso in caso di emergenza.
A SkyTg24, l'ambasciatore di Israele in Italia Jonathan Peled è tornato a parlare della questione spiegando che "la parte santa di Gerusalemme è chiusa per gli ebrei, per i musulmani, per i cristiani perché ci sono stati dei missili". E sul caso Pizzaballa: "Certo, magari avremmo potuto gestire questa questione molto meglio, sia da parte nostra, da parte del patriarca, da parte del governo italiano. Avremmo potuto prevenire questo incidente non necessario". Questa situazione "senza precedenti" è però stata superata da un accordo "per cercare un formato per il patriarca e la comunità cristiana affinché possano celebrare in forma limitata e sicura la Santa Pasqua. Il primo ministro e lo Stato di Israele riconoscono il significato e l'importanza della fede cristiana e soprattutto di questi giorni".
L'ambasciatore ha comunque ribadito: "Il patriarca sapeva delle restrizioni, gli è stato chiesto di non entrare e lui ha deciso di provare a entrare. Quindi credo sì, c'è stato un malinteso, avremmo dovuto essere più sensibili sia da un lato che dell'altro. Penso che la reazione sia stata forse un po' esagerata, ma la cosa importante è che adesso possiamo metterci questo alle spalle, abbiamo trovato un modus operandi per le prossime giornate, mantenendo le caratteristiche di sicurezza e protezione di tutti coloro che vengono a pregare".
In un comunicato, pubblicato via Social su X, la polizia israeliana ha infatti dichiarato che "a seguito di un proficuo incontro tra la polizia israeliana e il cardinale cattolico Pierbattista Pizzaballa, è stato definito un quadro di riferimento condiviso per le prossime cerimonie pasquali". Quindi a causa "della complessa realtà in termini di sicurezza legata all'Operazione "Leone Ruggente", le cerimonie, incluso il "Fuoco Sacro", si svolgeranno in forma simbolica e limitata". Un coordinamento che garantisce la preservazione della libertà di culto "unitamente al nostro comune e primario dovere: la protezione della vita umana", conclude la polizia, sottolineando che le restrizioni salvavita siano una risposta diretta a un pericolo reale e imminente per tutti i fedeli.