Medio Oriente

Trump minaccia l'Iran e si scaglia contro il Nyt

Ignazio Riccio

“Stiamo distruggendo totalmente il regime terroristico dell’Iran, militarmente, economicamente e in ogni altro modo possibile”. Lo ha scritto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, su “Truth”, replicando alle critiche del “New York Times” e rilanciando con toni trionfali l’azione militare americana nel Golfo Persico. Secondo Trump, “la Marina iraniana è stata annientata, la loro aeronautica non esiste più, missili, droni e tutto il resto vengono decimati” e “i loro leader sono stati spazzati via dalla faccia della terra”, in quello che ha definito un attacco senza precedenti. “Abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e un sacco di tempo: guardate cosa succederà oggi a questi folli bastardi”, ha aggiunto, rivendicando come un “grande onore” la decisione di colpire il regime che, a suo dire, ha ucciso “persone innocenti in tutto il mondo per 47 anni” e ora viene finalmente contrastato con forza. 


La tensione mediatica si intreccia alla battaglia informativa. Trump ha anche criticato l’operato di alcune testate, accusandole di “reporting fallimentare” e di dipingere un’immagine errata della situazione. Nell’ambito delle dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore, Trump ha affrontato anche il tema della leadership a Teheran. Il nuovo capo supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, nominato dopo la morte del padre Ayatollah Ali Khamenei nei primi raid di Operation Epic Fury, sarebbe secondo Trump “probabilmente vivo ma ferito”. Pur affermando che non è certo della natura delle ferite, il presidente Usa ha sottolineato di credere che il successore non sia ancora un pericolo insormontabile, definendo la situazione di Teheran “danneggiata” dalla campagna militare in corso.  Il silenzio prolungato di Mojtaba Khamenei sulle scene pubbliche ha generato speculazioni e tensioni diplomatiche, con Teheran che ha confermato soltanto in parte il quadro delle condizioni del suo leader. Nonostante alcune fonti iraniane parlino di danni lievi, il ruolo politico e simbolico di Mojtaba resta centrale nel conflitto. 

  


Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, entrato nella sua terza settimana di combattimenti, sta provocando ripercussioni ben oltre il teatro immediato delle offensive. Secondo le ultime ricostruzioni, le forze israeliane e americane avrebbero colpito migliaia di obiettivi militari iraniani, mentre Teheran avrebbe risposto con missili e droni su basi e installazioni regionali. I bombardamenti hanno causato rovina di infrastrutture energetiche e massicce ripercussioni economiche, con il prezzo del petrolio che ha superato i cento dollari al barile e i mercati globali sotto pressione. La coalizione occidentale sostiene di aver inflitto danni significativi alla capacità militare di Teheran, ma fonti internazionali e analisti sottolineano che la guerra si è trasformata in una crisi prolungata con crescenti costi umani e materiali su entrambi i fronti. 


Gli attacchi di Trump alla stampa americana e la retorica aggressiva del suo discorso hanno trovato sostegno non in tutti: critici sia negli Stati Uniti sia all’estero evidenziano come le dichiarazioni di vittoria non corrispondano necessariamente a una conclusione imminente delle ostilità. Inoltre, diversi commentatori sottolineano che il governo Usa ha fatto affermazioni difficili da verificare indipendentemente, specialmente riguardo alla completa distruzione delle capacità militari iraniane.  Sul fronte politico, il presidente ha lasciato intendere che la decisione finale su una possibile cessazione delle ostilità sarà discussa anche con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, evidenziando un coordinamento bilaterale continuo sul futuro delle operazioni.