Coppa d'Asia

Iran, nazionale femminile rifiuta di cantare l'inno. Trump: "Asilo politico"

La nazionale di calcio femminile iraniana si è rifiutata di cantare il proprio inno prima della partita d'apertura della Coppia d'Asia contro la Corea del Sud. Le atlete della squadra, che indossavano obbligatoriamente il velo, sono rimaste in silenzio e con lo sguardo fisso in avanti. Il match, tenutosi al Gold Coast Stadium nel Queensland, si è poi concluso con una vittoria per 3-0 e un'azione altrettanto significativa è arrivata anche sugli spalti da dove i tifosi iraniani hanno sventolato la bandiera della Persia pre-rivoluzionaria. L'allenatrice iraniana Mrziyeh Jafari non ha poi rilasciato dichiarazioni di alcun tipo. Come riportato dai tedeschi di Bild Sport, le direttive imposte alla squadra erano quelle di cantare "per non svergognare il paese". Il commentatore tv iraniano Mohammad Reza Shahbazi aveva accusato le calciatrici di essere delle "traditrici" che andavano "punite con severità".  La pressione è stata tale che, nel successivo match, la nazionale è stata obbligata a cantare e fare il saluto militare. 

L'episodio ha sollevato una preoccupazione generale per la sorte della squadra, costretta al rimpatrio causa sconfitta contro le Filippine. Centinaia di persone si sono radunate attorno al pullman della squadra al grido di "liberate e salvate le nostre ragazze". Secondo alcuni testimoni citati dalla Cnn, alcune giocatrici avrebbero chiesto aiuto dall'interno del mezzo. 

  

 

 

 

Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scia' di Persia, ha invitato il governo australiano a "garantire la sicurezza e fornire tutto il sostegno necessario" ai membri della nazionale che "sono sottoposti a una notevole pressione e a continue minacce da parte della Repubblica Islamica".

Dall'altra parte, gli Stati Uniti si sono detti pronti a concedere asilo alle atlete iraniane, qualora l'Australia decidesse di non farlo. A renderlo noto è stato lo stesso presidente Usa in un post su Truth soicial: "L'Australia sta commettendo un terribile errore umanitario permettendo che la nazionale femminile iraniana venga rimandata in Iran, dove molto probabilmente verrebbe uccisa. Non fatelo, signor Primo ministro, concedete l'asilo. Gli Stati Uniti le accoglieranno se non lo farete voi".