Emirati Arabi
Iran, un morto a Dubai. Ci sono ancora da rimpatriare 7.300 italiani
I detriti di un'intercettazione aerea sono caduti su un'auto a Dubai , uccidendo un uomo di origini asiatiche. Lo riferisce il governo locale. Questo porta a quattro il numero dei morti negli Emirati Arabi Uniti dall'inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Le autorità hanno affermato che tutte le vittime erano cittadini stranieri. Dal 28 febbraio i paesi del Golfo Persico sono stati colpiti più volte da missili e droni lanciati fal regimi degli Ayatollah contro le basi militari americane. Oggi il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha chiesto scusa agli Stati del Golfo.
Nel frattempo alla luce dell'ultima riunione con gli ambasciatori dell'area avuta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, dall'inizio della crisi si stima che abbiano potuto fare rientro in Italia già 20 mila connazionali, tra voli facilitati dalla Farnesina e voli commerciali. Complessivamente sono registrati 90 mila italiani nell'area del Medio Oriente e del Golfo. I turisti stimati in quella regione alla data odierna sono 7.300, in diminuzione rispetto ai giorni precedenti, riferisce il dicastero degli Esteri. La crisi ha avuto un impatto indiretto anche nel Sud-Est asiatico, dove risultano registrati altri 11 mila turisti italiani tra India, Indonesia, Maldive, Malesia, Nepal, Seychelles, Sri Lanka, Thailandia e Vietnam.
Sul piano dei collegamenti aerei, dall'inizio della crisi sono stati organizzati o facilitati voli charter che hanno consentito il rientro di migliaia di cittadini italiani. I voli sono partiti in particolare da Mascate, Abu Dhabi, Dubai , Riad e Malé. È stata intensificata anche l'attività della Task Force Golfo per far fronte alle richieste dei connazionali (ricevuti oltre 17 mila contatti dall'inizio della crisi). Attualmente la Task Force è composta da 200 funzionari, con turnazioni h24