Guerra in Medio Oriente

Iran, Trump abbraccia le famiglie dei sei soldati caduti. Teheran: "Non ci arrenderemo mai"

Andrea Riccardi

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incontrato le famiglie dei primi sei soldati statunitensi uccisi nella guerra contro l'Iran alla base aerea di Dover, nel Delawarre. Sono stati uccisi il secondo giorno di combattimenti, quando un drone di Teheran ha colpito il porto di Shuaiba, in Kuwait. All'ottavo giorno della guerra in Medio Oriente, iniziata con gli attacchi di Israele e Usa il 28 febbraio, non si intravede la fine del conflitto. La resa incondizionata di Teheran è "un sogno da portarsi nella tomba", è il messaggio con cui il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha respinto al mittente la richiesta avanzata venerdì dal presidente americano Donald Trump. Non solo. Pezeshkian ha chiesto scusa ai "Paesi vicini", quelli del Golfo, aggiungendo che non dovrebbero più essere presi di mira, a meno che dai loro territori non partano attacchi contro l'Iran. Ma i raid in realtà proseguono e altri membri della leadership - come il capo della magistratura Gholam Hossein Mohseni-Ejei - hanno continuato ad affermare che la strategia bellica di Teheran non cambierà. Una frattura fra politici più pragmatici e altri di linea più dura, che potrebbe ulteriormente complicare gli sforzi per la pace.

Trump al momento non sembra intenzionato a fermarsi e ha anticipato nuovi attacchi. Ha interpretato le scuse ai Paesi del Golfo come una resa della quale si è intestato la paternità con Israele e ha affermato che "l'Iran non è più il bullo del Medio Oriente". Teheran "ha chiesto scusa e si è arreso ai suoi vicini mediorientali, promettendo che non li avrebbe più colpiti, questa promessa è stata fatta solo a causa dell'incessante attacco degli Stati Uniti e di Israele", ha scritto su Truth Social. Parole a cui ha replicato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi: "Se Trump cerca l'escalation, è proprio ciò a cui le nostre potenti forze armate sono preparate da tempo, ed è proprio ciò che avrà". Gli Usa dovrebbero schierare nell'area una terza portaerei, la Uss George H.W. Bush, che dovrebbe dirigersi verso il Mediterraneo orientale. La Uss Gerald Ford, la più grande portaerei del mondo, ora si trova nel Mar Rosso, mentre la Uss Abraham Lincoln è di stanza nel Mar Arabico. Stando a indiscrezioni riportate da Nbc, inoltre, Trump avrebbe espresso privatamente un serio interesse a schierare truppe statunitensi sul territorio iraniano.

  

Pesanti bombardamenti hanno continuato a colpire Teheran. E gli attacchi iraniani hanno fatto scattare le sirene, oltre che in Israele, anche in Bahrein (dove hanno provocato incendi nella capitale Manama) e negli Emirati, causando disagi in particolare a Dubai. Qui sabato mattina si sono udite diverse esplosioni e il governo ha dichiarato di aver attivato le difese aeree: i passeggeri in attesa dei voli all'aeroporto internazionale sono stati accompagnati nei tunnel ferroviari e la compagnia aerea Emirates ha sospeso tutti i voli per Dubai fino a nuovo avviso, per poi annunciare la ripresa delle operazioni. L'Arabia Saudita ha riferito di aver intercettato droni e un missile. Quattro razzi sono stati lanciati sull'ambasciata. Tre sono stati intercettati e uno è  caduto in uno spazio aperto senza fare vittime.

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato in un comunicato di aver lanciato un'altra ondata di attacchi contro obiettivi americani e israeliani, inclusi attacchi con missili balistici su Haifa, in Israele, e attacchi con droni sulla zona del porto turistico di Dubai. Ali Larijani, capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano, ha tenuto un discorso alla nazione trasmesso dalla televisione di stato, volto a rafforzare la determinazione del suo paese a combattere. Ha affermato che il piano di Trump e dei suoi alleati di disgregare l'Iran e istigare una rivolta di massa contro il governo è fallito. "I nostri leader sono uniti", ha detto Larijani. "Non abbiamo divisioni tra noi nella lotta contro Israele e gli Stati Uniti". Poi ha aggiunto: "L'America è impantanata nella palude dei suoi stessi errori di calcolo".

Pesantissimo il bilancio in Libano, dove Israele continua ad attaccare e ha condotto un blitz che ha provocato decine di morti e feriti per cercare i resti di Ron Arad, un aviatore israeliano di cui si sono perse le tracce quarant'anni fa. Secondo le autorità locali, sono 294 i morti e oltre mille i feriti dal 2 marzo. La prossima Guida Suprema dell'Iran, dopo l'uccisione dell'ayatollah Ali Khamenei nelle prime battute della guerra, deve ancora essere nominato. Il figlio Mojtaba Khamenei, che secondo le indiscrezioni è il favorito, stando alla stampa israeliana sarebbe rimasto ferito in un bombardamento all'inizio del conflitto ma sarebbe ancora vivo. Una riunione dell'Assemblea degli esperti per la scelta del nuovo leader potrebbe esserci nelle prossime 24 ore, secondo la speranza manifestata da un membro dell'Assemblea stessa.

E a fine giornata Trump ha criticato quella che ha descritto come la "seria intenzione" della Gran Bretagna di inviare due portaerei in Medio Oriente,  lla Hms Dragon e la Hms Prince of Wales, l'ammiraglia della marina. "Va bene, primo ministro Starmer, non ne abbiamo più bisogno. Ma ricorderemo. Non abbiamo bisogno di persone che si uniscono alle guerre dopo che abbiamo già vinto!", ha sottolineato il presidente americano. Il rapporto tra i due leader è stato teso dalla guerra, con Trump che ha criticato Starmer per essersi rifiutato di sostenere gli attacchi iniziali contro l'Iran, e Starmer che ha difeso la decisione di non entrare in guerra a meno che non fosse "convinto che ci fossero basi legali e un piano valido e ponderato".