Il retroscena

Iran, le 15 telefonate tra Netanyahu e Trump. Ecco come è stato deciso l'attacco

Alessandra Zavatta

Quindici telefonate tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno deciso il destino del Medio Oriente. L'attacco all'Iran era stato pianificato tra fine marzo e inizio aprile. Ma il 23 febbraio il primo ministro israeliano ha chiamato il presidente degli Stati Uniti. La telefonata che ha cambiato la storia del Medio Oriente. Perché Trump ha ordinato alla Cia di esaminare la soffiata proveniente dal Mossad. E cioè che la Guida Suprema Ali Khamenei e i capi dell'intelligence iraniana a giorni sarebbero stati tutti in un stesso luogo per una riunione operativa. Mentre a Ginevra gli inviati degli Usa Steve Witkoff e Jared Kushner tenevano il terzo round di colloqui, il Pentagono "ha definitivamente confermato che queste persone sarebbero state tutte insieme e che occorreva approfittarne", ha rivelato una fonte ad Axios.

I pirati informatici del Mossad seguivano da tempo gli spostamenti di Khamenei. Gli hacker del servizio segreto di Israele hanno violato la rete di telecamere del traffico di Teheran e spiato per anni i movimenti delle auto delle sue guardie del corpo e di altri alti funzionari iraniani prima di colpire, sabato scorso, con il raid messo a punto insieme agli Stati Uniti. Gli 007 hanno ottenuto l'accesso a quasi tutte le telecamere della città. Sono state installate dagli Ayatollah per spiare gli oppositori del regime ma l'ingegnoso sistema si è ritorto contro di loro. Perché gli hacker, una volta entrati nella rete, hanno potuto osservare il traffico di Teheran in diretta da Tel Aviv. E, grazie ai numeri di targa forniti dagli agenti sul campo, seguire gli spostamenti dei veicoli degli addetti alla sicurezza di Khamenei, dei ministri del governo e dei funzionari dell'intelligence. Sono così riusciti a sapere dove abitavano, gli orari di lavoro e chi dovevano proteggere, sempre aggiornando le informazioni con gli agenti sotto copertura a Teheran. L'intelligenza artificiale ha aiutato a scremare la montagna di dati raccolti.

  

Tra il 23 e il 28 febbraio Trump e Netanyahu hanno scambiato quindici telefonate per mettere a punto l'attacco. Un'inquadratura di una delle telecamere si è rivelata particolarmente utile e ha permesso al Mossad di rintracciare dove le guardie del corpo parcheggiavano le loro auto personali quando arrivavano al complesso in Pasteur Street dove sono gli uffici del Consiglio nazionale di sicurezza e la residenza della Guida Suprema. Uno scambio di notizie con gli 007 della Cia ha permesso di sapere che sabato mattina Khamenei sarebbe stato lì per una riunione e con lui ci sarebbero stati anche gli alti gradi del regime. Quando gli agenti hanno visto sui computer in Israele che le guardie del corpo dell'Ayatollah stavano posteggiando le macchine lì, hanno capito che c'era anche lui. Per impedire alla security di ricevere avvertimenti, è  stato attivato un jammer, che ha disturbato le frequenze in una dozzina di torri di telefoni cellulari vicino a Pasteur Street, facendo apparire i terminali occupati a chi chiamava e impedendo agli addetti alla sicurezza di ricevere possibili avvertimenti. 

"Conoscevamo Teheran come conosciamo Gerusalemme", ha detto un funzionario del Mossad al quotidiano britannico The Financial Times. "E quando conosci un posto come conosci la strada in cui sei cresciuto, puoi notare anche una sola cosa che è fuori luogo". Il 28 febbraio tutte le pedine si sono incastrate. La conferma che quello fosse il momento giusto è arrivata dalle spie che il Pentagono ha infiltrato a Teheran. L'Iran sapeva che la probabilità di un attacco era immente con le navi da guerra che il presidente americano Donald Trump aveva spedito nel Golfo Persico. E con l'annuncio arrivo della portaerei "Gerald Ford", la più grande e moderna della flotta statunitense. Ma probabilmente non era atteso un raid in pieno giorno. Le guerre moderne, Iraq compreso, sono sempre iniziate di notte, per dare un vantaggio tattico a missili e aerei di non venire intercettati. L'occasione di avere Khamenei e i leader del regime tutti in uno stesso posto ha fatto osare Usa e Israele. La Guida Suprema aveva diversi bunker dove rifugiarsi la sera e, in caso di bombardamenti, avrebbe potuto salvarsi. A patto di riuscire a sapere in quale dei rifugi fosse andato, visto che ne utilizzava diversi. Un raid notturno avrebbe potuto annullare l'effetto sorpresa.

E così, una volta che i servizi segreti hanno avuto la certezza che tutti fossero nel complesso della Guida Suprema, alle 9.40 è scattato l'attacco. Nei primi sessanta secondi sono state sganciate 1.200 bombe. Khamenei, sostiene l'intelligence israeliana, è stato ucciso proprio in quei secondi. E poco dopo sono morti altri 49 funzionari del regime. Il corpo dell'Ayatollah è  stato trovato tra le macerie in una parte differente dell'edificio da quella dove erano i capi dei servizi segreti e dell'esercito. Nel bombardamento sono morti anche il contrammiraglio Ali Shamkhani e il comandante delle Guardie della Rivoluzione Mohammad Pakpour. Uccisi pure la figlia, il nipote, la nuora e il genero di Khamenei. La moglie 79enne, Mansoureh Khojasteh Bagherzadeh, è deceduta due giorni dopo. Ucciso inoltre l'ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. L'Iran ha reagito attaccando Israele e le basi militari americane e inglesi nei vicini Stati del Golfo Persico. Esplosioni sono state registrate in Qatar, Kuwait, Iraq, Oman, Bahrein e Arabia Saudita. Khamenei, ha poi dichiarato Trump, "non è stato in grado di evitare i nostri sistemi di intelligence e, lavorando a stretto contatto con Israele, non c'era nulla che lui e gli altri leader potessero fare".