Stati Uniti
Usa, Trump all'esame del Congresso con il discorso sullo stato dell'Unione. Dazi, Ucraina, immigrazione i temi
Non si può dire che negli ultimi 12 mesi gli Stati Uniti non abbiano svolto un ruolo da protagonista negli sconvolgimenti economici e politici che hanno riguardato tutto il mondo: ora il principale artefice di tale condotta è stato chiamato per parlare di fronte ai rappresentanti del popolo americano, che attende molte spiegazioni. Quando in Italia sarà già passata la mezzanotte il presidente degli Stati Uniti Donald Trump pronuncerà il discorso sullo stato dell'Unione. I temi da trattare non mancano di certo, a partire da una politica estera che tende ad aggredire, nei toni e nei fatti, il Medio Oriente, la Groenlandia l'Ucraina; sul fronte interno sono attese dichiarazioni sul tema dell'immigrazione, in particolare dopo i fatti di Minneapolis, ma anche su quello dell'economia, con il futuro dei dazi dopo la decisione della Corte Suprema che, pur essendo a maggioranza repubblicana, ha bocciato molte delle tariffe imposte dal presidente. Per la politica a stelle e strisce il discorso sullo stato dell'Unione è un appuntamento annuale, disciplinato dall'articolo 2 della Costituzione degli Stati Uniti d'America, che cade solitamente tra gennaio e febbraio, in cui il Capo di Stato traccia un bilancio di quanto fatto nell'anno precedente e indica gli argomenti su cui il parlamento dovrebbe concentrarsi per quello seguente. Per Trump, in deciso affanno nei sondaggi, quello di stasera è un banco di prova a dir poco cruciale per tentare di scongiurare una sconfitta dei repubblicani alle elezioni di midterm del prossimo novembre, nelle quali l'elettorato statunitense voterà per rinnovare la composizione della Camera e di un terzo del Senato. A differenza dell'ntervento tenuto nel 2020, quando la speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi strappò di fronte alla telecamera il foglio del discorso di Trump, quest'anno le spalle del presidente saranno coperte: dietro di lui questa sera siederanno il vicepresidente J.D. Vance e l'attuale speaker della Camera repubblicano Mike Johnson.
L'ultimo inaspettato colpo al governo è arrivato da quella che riteneva una Corte Suprema blindata, che ha sostenuto invece come il ventaglio di dazi sulle importazioni, imposti a molti Paesi del mondo, sia stato frutto di uno sconfinamento dei limiti dei poteri concessi al tycoon dall'International Emergency Economic Powers Act; per gli americani è altrettanto interessante capire come il presidente intenda portare avanti le politiche di controllo dei confini segnate da una stagione di tumulti a causa della dura e capillare attività dell'Ice (United States Immigration and Customs Enforcement), incaricata della gestione dell'immigrazione clandestina. Sempre più urgenti poi i temi dell'accessibilità economica ai servizi, con in cima quello della sanità. Eppoi il Caso Epstein, i cui documenti sono in corso di rilascio da dicembre e continuano a far discutere.
Dal lato della politica estera il presidente americano è stato - e continua a essere - ampiamente coinvolto in processi che, in certi casi, si sono tradotti in veri e propri atti di forza: è il caso della cattura del presidente del Venezuela Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, che ora si trovano in carcere, a New York. Trump ha poi voluto istituire il Board of Peace, un'organizzazione internazionale con lo scopo di ricostruire la Striscia di Gaza, alla quale l'Italia partecipa come Paese osservatore nonostante il rifiuto di prendervi parte di molti alleati. Sono ancora effettive le pressioni per ottenere il controllo "strategico" della Groenlandia, utile - nelle parole di Trump - per contrastare le minacce derivanti da Russia e Cina: un tentativo che intende ridimensionare l'Europa nel panorama geopolitico. A quattro anni dall'inizio della guerra tra Russia e Ucraina l'amministrazione statunitense è ora impegnata nella mediazione tra le parti, mentre è invece molto più reattiva nei confronti dell'Iran: nel corso della prima riunione a Washington del Consiglio di pace per Gaza Trump aveva dato dieci giorni alla Repubblica Islamica per sedersi a un tavolo e firmare un accordo sul programma nucleare, altrimenti sarebbero state prese "misure forti". Una minaccia verbale che, se affiancata dal consistente accumulo di forze militari americane intorno all'Iran, non lascia immaginare nulla di buono.
Tutto da vedere il comportamento e le reazioni che adotterà questa sera il Partito democratico statunitense, la cui linea potrebbe ricalcare quella già indicata dal leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries di mantenere un atteggiamento composto durante il discorso del presidente, l'inizio è previsto per le 21 di Washington, lectre del mattino in Italia. La proposta di mantenere la calma non incontra però il favore di tutta la galassia democratica, come dimostra ad esempio il boicottaggio dell'intero evento da parte di alcuni rappresentanti dell'opposizione che hanno organizzato delle proteste, all'esterno del Campidoglio quando Trump inizieràa parlare al Congresso.