Proteste a Teheran
Iran, slogan choc degli studenti contro gli Ayatollah: "Le tombe sono piene"
"Le nostre aule sono vuote perché le tombe sono piene". Ha fatto il giro del mondo lo slogan che gli studenti universitari iraniani stanno spiegano perché stanno utilizzando dopo aver ripreso le proteste contro il regime degli Ayatollah nonostante la feroce repressione gennaio. A Teheran le manifestazioni proseguono per il terzo giorno consecutivo, in concomitanza con l'avvio del nuovo semestre accademico iniziato il 21 febbraio scorso. Gli studenti hanno organizzato raduni e marce all'interno dei campus, scandendo slogan contro le autorità e la Guida Suprema Alì Khamenei. All'Università al-Zahra, riservata alle donne, le studentesse hanno dato vita a un sit-in cantando: "Non abbiamo offerto martiri per scendere a compromessi o per glorificare un leader assassino" e "Non abbiate paura, non abbiate paura, siamo tutti insieme". All'Università Sharif di Tecnologia si è tenuto un raduno per commemorare le vittime delle proteste di gennaio, con una forte presenza di forze di sicurezza all'interno del campus. Simili commemorazioni si sono svolte anche a Teheran, dove gli studenti hanno ricordato la studentessa Raha Behlouli Pour, uccisa durante le manifestazioni di gennaio. Tra gli slogan più diffusi figurano "Donna, vita, libertà", "Morte al dittatore" e "Se ne uccide uno, ne sorgono mille dietro di lui".
Le mobilitazioni si sono estese ad altre istituzioni prestigiose della capitale, tra cui l'Università Amirkabir di Tecnologia e l'Università Shahid Beheshti, oltre a segnalazioni di proteste anche in un'università di Mashhad. In alcuni casi si sono verificati scontri e tensioni tra studenti oppositori e gruppi pro-regime, inclusi elementi del Basij studentesco presenti nei campus. L'ufficio relazioni pubbliche dell'Università Sharif ha annunciato che alcuni studenti saranno esclusi dall'accesso all'ateneo a seguito delle proteste, senza precisare numeri o durata della misura. Queste manifestazioni segnano un ritorno della tensione nelle università iraniane all'indomani del nuovo anno accademico, in un contesto segnato dalle persistenti conseguenze della repressione delle proteste di gennaio, che hanno causato numerose vittime in diverse città del Paese.
"Le nostre aule sono vuote perché le tombe sono piene", raccontano gli studenti all'Università di Teheran. "È per loro - i nostri amici, compagni di classe e compatrioti, che sono stati uccisi davanti ai nostri occhi, che abbiamo deciso di boicottare le classi". Secondo l'organizzazione statunitense Human Rights Activists News Agency, almeno 7 mila persone sono state uccise nella repressione di gennaio, con indagini su altri 11.700 morti, mentre stime dei medici di tutto il paese il bilancio delle vittime è di decine di migliaia. Sono invece almeno 53 mila le persone arrestate, tra cui centinaia di studenti.