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El Mencho, chi era l'ex poliziotto diventato il re del fentanyl ucciso in Messico

"Nemesio Oseguera Cervantes, il famigerato 'El Mencho', non è più il fantasma inafferrabile che ha terrorizzato il Messico per oltre un decennio". Con questa dichiarazione lapidaria, le autorità dell'esercito regolare messicano hanno confermato la morte del leader del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), abbattuto durante un'imponente operazione militare nel cuore delle montagne della Sierra Madre occidentale. La fine di quello che era considerato l'uomo più ricercato del mondo segna un punto di svolta epocale nella guerra al narcotraffico, ponendo fine a una caccia all'uomo che vedeva coinvolte le agenzie di intelligence di mezzo pianeta. L'operazione è stata il culmine di mesi di sorveglianza elettronica e infiltrazioni sul campo, coordinata tra le forze speciali messicane e il supporto logistico della DEA. Il blitz è scattato all'alba, colpendo un compound fortificato dove il boss si nascondeva, protetto da una cerchia ristrettissima di sicari fedeli. La dinamica del conflitto a fuoco parla di uno scontro brutale, durato oltre tre ore, che ha visto l'impiego di elicotteri d'attacco e droni per neutralizzare le difese perimetrali del cartello.

Il fondatore e capo del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), è stato ucciso durante una vasta operazione dell’esercito messicano con il sostegno dell’intelligence statunitense. Il cinquantanovenne, ritenuto uno dei narcotrafficanti più potenti del Paese, ha perso la vita insieme a sei suoi sodali in uno scontro a fuoco con i militari a Tapalpa, nello Stato del Jalisco, dove le forze di sicurezza hanno sferrato un imponente blitz, esteso a diverse città, con il supporto dell’aviazione. Il governo ha ordinato la chiusura dello spazio aereo sopra Tapalpa per consentire ai caccia di operare.

  

I narcos hanno cercato di rallentare l’avanzata dei soldati con i cosiddetti “narcobloqueos”, ovvero interrompendo la circolazione autostradale con veicoli dati alle fiamme. Le testate locali, come El Universal e Reforma, hanno riferito di almeno sessanta attacchi dei narcos in undici Stati, incluso il vicino Michoacán, tra negozi dati alle fiamme e sparatorie.

Non è ancora chiaro quante persone siano morte negli scontri a fuoco tra i sicarios dei cartelli e gli uomini della sicurezza, che avrebbero coinvolto anche le località di San Juan de los Lagos e Puerto Vallarta, feudi del CJNG. Sui media e sui social circolano video, non sempre verificabili, che mostrano scontri a fuoco, cadaveri per le strade e colonne di fumo che si alzano dai centri abitati. Nell’aeroporto internazionale di Guadalajara, capitale del Jalisco, i passeggeri sono fuggiti in preda al panico in seguito a informazioni, poi smentite dalla polizia, secondo le quali alcuni commando avevano fatto irruzione nello scalo.

Diverse compagnie aeree, tra cui Air Canada, hanno sospeso i voli verso la regione e numerosi passeggeri hanno affermato di essere rimasti bloccati nei velivoli atterrati o in partenza da Guadalajara. Secondo le autorità, gli scontri non hanno coinvolto l’interno del terminal e la situazione sta tornando alla normalità. Numerosi eventi sportivi sono stati annullati e domani le scuole resteranno chiuse in tutto il Jalisco.

Gli Stati Uniti hanno espresso grande soddisfazione per l’eliminazione di El Mencho, sulla cui testa avevano posto una taglia di 15 milioni di dollari. “Questo è un grande sviluppo per il Messico, gli USA, l’America Latina e il mondo”, è il commento del sottosegretario di Stato USA Christopher Landau, “i buoni sono più forti dei cattivi”. Il presidente USA Donald Trump aveva accusato l’omologa messicana Claudia Sheinbaum di non fare abbastanza nella lotta ai cartelli della droga. E Sheinbaum ha risposto con un colpo clamoroso: Osegura è il più importante boss del narcotraffico messicano a venire eliminato dopo la cattura di Joaquín “El Chapo” Guzmán e Ismael Zambada, i fondatori del cartello di Sinaloa, oggi in carcere negli USA.

El Mencho, un ex poliziotto, era infatti ritenuto uno dei principali responsabili del flusso di fentanyl verso gli Stati Uniti, che ha portato Washington a classificare i cartelli come organizzazioni terroristiche e a minacciare dazi contro il Messico se il suo governo non avesse agito con maggiore risolutezza.

L’uccisione del boss ha già provocato qualche frizione con Washington. Laura Loomer, opinionista molto vicina e ascoltata da Trump, ha scritto su X che a eliminare Osegura sarebbero stati gli USA. Il post non è passato inosservato: “L’operazione è stata pianificata ed eseguita dalle forze speciali messicane”, ha chiarito l’ambasciata messicana a Washington sempre su X, “l’azione è stata condotta nell’ambito della cooperazione bilaterale, con le autorità statunitensi che hanno fornito informazioni complementari”.

Se Sheinbaum può vantare un successo destinato ad avere conseguenze positive nei rapporti bilaterali con Washington, l’ondata di violenza che ha accompagnato l’uccisione di Osegura non si è però placata e la rappresaglia dei narcos potrebbe essere appena cominciata.