IL REPORT

Belgio, l'intelligence: "Possibili attacchi nel medio periodo". Allerta su "Islamismo, Fratelli musulmani e Antifa"

David Di Segni

 La minaccia terroristica in Belgio è «seria» e i servizi segreti ritengono possibile, nel medio termine, un attacco «di bassa complessità, ispirato dall'ideologia jihadista e compiuto da esecutori isolati o piccole cellule». A lanciare l’allarme è il report di intelligence recentemente pubblicato dalla Sicurezza dello Stato (VSSE), che analizza l’evoluzione dei pericoli nel paese. Fra questi destano particolare attenzione i «lupi solitari ispirati allo Stato islamico», che si radicalizzano nel web attraverso materiali utili a imparare autonomamente la fabbricazione di armi e la pianificazione di attentati. La latente attività e i profili apparentemente innocui rendono difficile la loro preventiva intercettazione e, soprattutto, il ricollegamento con i gruppi incriminati. Perché questi, oltre al consueto adescamento, tendono ormai a diffondere contenuti online utili a rendere ogni persona ready to attack: la strategia trova terreno fertile soprattutto in soggetti sofferenti a rimostranze personali o generali.


Il fondamentalismo islamico è quindi un pericolo primario giacché sia lo Stato islamico sia Al-Qaeda «hanno ancora ambizione di colpire l’Europa», come nuovamente evidenziato il «18 dicembre 2025, quando IS ha incitato ad attacchi contro ‘ebrei e cristiani’ in Belgio nella sua rivista digitale settimanale». Un’esortazione simile a quella lanciata da Hamas, che ha infatti spinto l’intelligence a rivalutarne la pericolosità nel paese e soprattutto ad attenzionarne i profili potenzialmente connessi.

  


Minaccia altrettanto «estremista e reale» è quella dei Fratelli Musulmani che però, differentemente da altri attori, non praticano la violenza fisica ma la «influenza occulta sulle politiche governative relative all’Islam». Il pericolo in questo caso è insito nella loro ideologia, che «può contribuire a un clima di segregazione e polarizzazione» tale da creare «condizioni favorevoli alla radicalizzazione di alcuni individui». La questione era stata già sollevata lo scorso maggio dal governo francese, in un documento che denunciava la loro attività di «islamizzazione dal basso e delle élite». Secondo il VSSE, sono meno di 10 le organizzazioni legate alla fratellanza e circa 100 gli individui impegnati nell’infiltrazione.

Nel fascicolo, l’intelligence si concentra anche sulle minacce endogene e nello specifico quelle dell’estrema sinistra impegnata in atti di «vandalismo, resistenza all’autorità e intimidazione degli oppositori politici». Una frangia aggressiva, che tuttavia fa proselitismo tramite una «diffusione non violenta» fatta di «incontri, proiezioni di film, conferenze e discussioni di gruppo». Eventi in cui la propaganda «mina la legittimità dello Stato di diritto democratico», rappresentandolo come un ente oppressore e quindi attaccabile. La loro organizzazione prevede soprattutto l’allineamento di più movimenti - clima, antifa, migrazione, propal - attorno a un «senso condiviso di ingiustizia» utile a fornire un’interpretazione paranoica della realtà funzionale allo sdoganamento della violenza. Caso specifico è quello di «antifascismo militante» - diverso dal più ampio movimento moderato - che «prende di mira individui e gruppi considerati estremisti di destra, con l'obiettivo di limitarne la libertà di espressione e di associazione». Dall’altra sponda anche l’ultradestra, che si alimenta di «accelerazionismo, movimento identitario e neonazismo» per contribuire ai disordini. Fenomeni endogeni, a cui si sommano le pressioni russe e cinesi. Che questo accada in Belgio, capitale delle istituzioni europee, allarma sull’integrità di tutto il nostro continente.