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L'onda lunga del caso Epstein travolge Starmer: si dimette il capo di gabinetto

Tommaso Manni

L'onda lunga del caso Epstein travolge il governo britannico. Il capo di gabinetto del primo ministro Keir Starmer, Morgan McSweeney, si è dimesso per la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti nonostante i suoi legami con Jeffrey Epstein. "Dopo un'attenta riflessione, ho deciso di dimettermi dal governo. La decisione di nominare Peter Mandelson è stata sbagliata. Ha danneggiato il nostro partito, il nostro Paese e la fiducia nella politica stessa", ha dichiarato McSweeney in una nota. 

 

  

"Quando me l'hanno chiesto, ho consigliato al Primo Ministro di procedere a quella nomina e mi assumo la piena responsabilità di quel consiglio. Nella vita pubblica, la responsabilità deve essere assunta quando è più importante, non solo quando è più conveniente. In queste circostanze, l'unica scelta onorevole è farsi da parte", si legge nella nota di McSweeney. Il capo dello staff di Starmer ha detto che "innanzitutto, e soprattutto, dobbiamo ricordare le donne e le ragazze le cui vite sono state rovinate da Jeffrey Epstein e le cui voci sono rimaste inascoltate per troppo tempo. In secondo luogo, pur non avendo supervisionato il processo di due diligence e verifica, ritengo che tale processo debba ora essere radicalmente rivisto. Questo non può essere un semplice gesto, ma una garanzia per il futuro". 

 

Il nome di Peter Mandelson, ex ministro britannico laburista, è emerso da tempo. È accusato di aver trasmesso a Epstein informazioni finanziarie sensibili quando, dal 2008 al 2010, era ministro delle Imprese nel governo di Gordon Brown. La Metropolitan Police di Londra nei giorni scorsi ha perquisito residenze di Mandelson nel quartiere londinese di Camden e  Wiltshire dove il politico 72enne  vive in affitto dal settembre 2025, ovvero da quando è stato rimosso dal ruolo di ambasciatore negli Stati Uniti in seguito alle rivelazioni sui suoi stretti legami con Epstein.