medio oriente

Trump "ha chiesto le opzioni per un attacco rapido" in Iran. La strategia Usa

Tommaso Manni

Un attacco efficace che non scateni una nuova, lunga guerra. Il presidente Usa, Donald Trump ha chiesto ai suoi collaboratori opzioni di attacco rapide e decisive in Iran che non rischino di trascinare Washington in una guerra a lungo termine in Medioriente. Lo riferiscono funzionari citati dal Wall Street Journal (Wsj) in un articolo dal titolo "L'armada di Trump sta prendendo posizione. Ora lui deve decidere cosa fare con l'Iran. La sfida è raggiungere grandi obiettivi con un'azione limitata".

Le fonti dell'amministrazione hanno spiegato che stanno discutendo se l'obiettivo principale sia quello di perseguire il programma nucleare iraniano, colpire il suo arsenale di missili balistici, provocare il crollo del governo o una combinazione delle tre cose. L'opzione ideale, secondo le fonti, sarebbe quella di colpire il regime con tale forza da non lasciargli altra scelta che accettare le richieste nucleari degli Stati Uniti. Ma precisano che si è discusso anche di una campagna di bombardamenti punitiva che potrebbe rovesciare il governo iraniano e si è valutata la possibilità di sfruttare la minaccia della forza militare per ottenere concessioni diplomatiche dall'Iran. Ciò che Trump deciderà determinerà la forma di qualsiasi eventuale azione militare. Un alto funzionario dell'amministrazione ha affermato che, sebbene Trump abbia sempre sostenuto che l'Iran non può avere armi nucleari, sta volutamente mantenendo un atteggiamento ambiguo per tenere segreti i suoi obiettivi strategici e il suo pensiero militare.

  

 

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Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, Trump ha ricevuto briefing sulle possibili opzioni di attacco sviluppate congiuntamente dalla Casa Bianca e dal Pentagono. Tra queste c'è il cosiddetto 'grande piano', che prevede un attacco Usa alle strutture del regime e al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie con una campagna di bombardamenti su larga scala. Opzioni più limitate, invece, includono attacchi contro obiettivi simbolici del regime, lasciando spazio a un'escalation degli attacchi se l'Iran non accetta un accordo gradito a Trump. Un'operazione mirata sul leader supremo ayatollah Ali Khamenei, come quella ordinata da Trump questo mese per catturare Nicolas Maduro in Venezuela utilizzando squadre di forze speciali, sarebbe invece molto più difficile in Iran, che è estremamente vigile nel proteggere la sua leadership e dove la capitale è situata nell'entroterra. Anche se Khamenei venisse destituito, nessuno può dire con certezza se il governo che gli succederebbe sarebbe più amichevole, hanno sottolineato inoltre le fonti. Probabilmente ad assumerebbe il controllo sarebbe un alto membro dei Pasdaran, il che potrebbe preservare, o addirittura rafforzare, l'approccio intransigente del regime.