Australian Open
Djokovic batte Sinner, la volée di Panatta: "Novak? Non vuole rotture di cogl***"
L'età è solo un numero. Ci ha tenuto a dimostrarlo nuovamente il 39enne tennista serbo Novak Djokovic, che in semifinale degli Australian Open ha sconfitto l'italiano numero 2 al mondo Jannik Sinner. Oltre quattro ore di gioco, cinque set di puro scontro fisico e spettacolo, ma alla fine è stato il goat a strappare il biglietto per la finalissima di Melbourne contro Carlos Alcaraz, dimostrando ancora una volta la mentalità vincente di chi ha conquistato 24 slam e non accenna a volersi fermare.
Djokovic ha così messo fine sia a una scia di cinque sconfitte consecutive contro Sinner sia, almeno temporaneamente, a tutte le polemiche di coloro che lo davano per bollito. "Il fenomeno ha sconfitto l’uomo imbattibile - ha commentato l'ex campione azzurro Adriano Panatta nel podcast 'La Telefonata' - Farlo a quasi 39 anni è fuori dal mondo“.
Chi ha seguito il percorso di Nole lo sa: fischi in campo e giudizi sminuenti sul suo conto non fanno altro che eccitarlo e spingerlo a trovare forze nascoste per dimostrare di essere il più forte. E stavolta la provocazione nei suoi confronti c'era stata. Il giorno prima del grande match, durante la conferenza stampa, un giornalista lo aveva stuzzicato: "All'inizio della tua carriera inseguivi Roger e Rafa, ora insegui Jannik e Carlos". Poche parole che hanno destato la sua imminente disapprovazione: "È una mancanza di rispetto. Io inseguo Jannik e Carlos? In che senso? Sono sempre quello che inseguo? Ho vinto 24 Slam, ogni tanto vale la pena ricordarlo".
Sarà forse per questo piccolo affronto che Nole ha portato a casa una semifinale difficile contro un fortissimo Jannik, che però ha pagato le occasioni mancate. Se Novak fiuta un'opportunità, la posta in gioco si alza e ieri ne è stata una prova. “Quando Djokovic gioca un torneo, almeno una partita la guardo sempre - conclude Panatta - Contro Musetti ho pensato fosse stato molto fortunato e allo stesso tempo sfortunato Lorenzo. Contro Jannik, prima della partita, quasi mi dispiaceva per la batosta che pensavo avrebbe preso. E invece... Lui è il crotalo, il serpente a sonagli. Sta fermo, non vuole che gli rompano i cog***. Ma se lo stuzzichi, si alza, fa rumore con la coda e ti uccide“.