il niet dall'oltretevere

Macron chiama il Vaticano ma Leone chiude la porta

Francesco Capozza

Non è decisamente un bel momento per Emmanuel Macron. Dopo essere stato spernacchiato da Donald Trump, che ha peraltro annunciato di essere pronto ad imporre dazi fino al 200% sui vini francesi, un’altra tegola è piombata sul capo dell’inquilino dell’Eliseo: Papa Leone XIV avrebbe deciso di non riceverlo in udienza.

La notizia è stata confermata da fonti autorevoli della Segreteria di Stato oltre che dalle parole dell’Arcivescovo Giovanni Cesare Pagazzi, Archivista di Santa Romana Chiesa. Da diverse settimane la diplomazia d’oltralpe e quella d’Oltretevere stavano predisponendo la prima visita di Stato del Presidente francese in Vaticano, come richiesto dall’Eliseo. D’altronde, in questi primi mesi di pontificato Leone XIV ha ricevuto gran parte dei Capi di Stato del continente: dal Re di Spagna Filippo VI al Re Carlo III del Regno Unito, dal nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a quello tedesco Frank-Walter Steinmeier, oltre ai reali del Belgio, d’Olanda e del Lussemburgo. Tra i “grandi” manca praticamente solo Emmanuel Macron. A stoppare ogni preparativo sarebbe stato il Papa in persona, ordinando agli uffici competenti, in primis alla Prefettura della Casa pontificia, di rispedire al mittente la richiesta d’udienza. I motivi del diniego pontificio sono molteplici, ma sembrerebbe che Prevost sia stato categorico: al momento per Macron nessuna udienza, né privata né di Stato. Quanto meno per ora, più avanti si vedrà. Innanzitutto al Santo Padre non è affatto piaciuta la piega legislativa che negli ultimi tempi ha intrapreso la Francia su fondamentali questioni umane ed etiche. In particolare, il Papa avrebbe espresso ai collaboratori più stretti il proprio rammarico in merito alle «sconcertanti e inique leggi sull’eutanasia approvate recentemente dal governo francese che non rispettano la vita nemmeno nella sua ultima ora». È ormai palese, sia ascoltando i numerosi discorsi che le omelie pronunciate da Leone XIV in questi primi otto mesi di pontificato, come questo Papa abbia chiara la rotta che la Chiesa di Roma dovrà tornare a seguire su certe tematiche così sensibili come il fine vita.

  

A contribuire al clima che monsignor Pagazzi definisce «detestabile» tra la parte francese e il pontefice si aggiungerebbe anche «l’antiamericanismo spropositato della Francia» che secondo l’entourage papale avrebbe irrigidito ancor di più il Santo Padre nei confronti del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron. Pur non condividendo molti degli atti e delle posizioni politiche di Donald Trump, questo Papa è pur sempre statunitense e, a quanto pare, non avrebbe per nulla apprezzato le reiterate parole di scherno pronunciate negli ultimi mesi da Macron nei confronti del suo Paese d’origine.

C’è infine un’altra questione che avrebbe molto infastidito il pontefice e si tratta della decisione, concertata da Macron con l’Arcivescovo di Parigi Laurent Ulrich, di demolire e rifare anche le uniche sei antichissime vetrate della Cattedrale di Notre-Dame salvatesi dallo spaventoso incendio del 2019 per fare spazio a delle nuove opere, da più parti ritenute “moderniste”, commissionate all’artista Claire Tabouret. Nonostante l’iconica Cattedrale sia stata riaperta l’8 dicembre 2024 per volere espresso di Macron, i lavori interni proseguiranno per tutto il 2026 e si concluderanno con lo svelamento di queste nuove imponenti vetrate. Nei mesi scorsi molte associazioni culturali e cattoliche hanno presentato vari ricorsi nei confronti di quel bando, da molti ritenuto pilotato, che ha assegnato l’appalto alla giovane pittrice Tabouret, ma sia Macron che l’Arcivescovo Ulrich hanno deciso di tirare dritto per la loro strada, scontentando moltissimi parigini e, a quel che oggi trapela, anche Papa Leone XIV. A pagare per questo affronto potrebbero essere entrambi i protagonisti di questa vicenda: Emmanuel Macron non vedrà spalancarsi le porte dello studio papale e c’è già chi ritiene che Leone XIV voglia sostituire l’Arcivescovo di Parigi non appena avrà compiuto i settantacinque anni per l’età pensionabile il prossimo 7 settembre.