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Medio Oriente, Netanyahu sfida Hamas. Poi scoppia lo scontro Onu-Israele

Israele resta determinato ad avviare l’operazione via terra nella Striscia di Gaza, mentre restano vivi i timori di Washington, che preme per un rinvio dell’iniziativa. L’ex presidente statunitense Barack Obama fa sue le preoccupazioni di Joe Biden, avvertendo che «qualsiasi strategia militare israeliana che ignori i costi umani potrebbe alla fine rivelarsi controproducente». Ma Benjamin Netanyahu, parlando ai soldati, assicura che «siamo vicini alla prossima fase dell’operazione, è in arrivo». Il capo di stato maggiore dell’Idf, le forze di difesa israeliane, Herzi Halevi, ha sottolineato che le truppe sono «pronte» e una decisione sulla «forma e i tempi della fase successiva» verrà presa «con i vertici politici». I bombardamenti di questi giorni sono sempre più intensi, nell’ultima ondata di raid l’Idf afferma di aver colpito oltre 400 obiettivi di Hamas e di aver eliminato tre vice comandanti del gruppo. Attacchi che aggravano l’emergenza umanitaria nella Striscia e hanno fatto lievitare il bilancio delle vittime, arrivate a sfiorare quota 6mila secondo il ministero della Salute di Gaza, con 700 morti registrati in sole 24 ore. Il tutto mentre i servizi essenziali sono ai limiti del collasso. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità 12 ospedali su un totale di 35 a Gaza hanno smesso di funzionare, nel complesso, denuncia l’Oms, 46 delle 72 strutture sanitarie non sono operative. Il funzionamento degli ospedali dipende anche dalla ripresa delle forniture di carburante, su cui continua lo scambio di attacchi tra Hamas e Israele. «Non c’è carenza» secondo l’Idf, che accusa i miliziani di trattenere «mezzo milione di litri di diesel» per i propri scopi. La situazione nell’enclave palestinese resta disperata, nonostante un nuovo convoglio di aiuti attraverso il valico di Rafah annunciato dalla Mezzaluna Rossa.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aprendo la sessione dedicata al Medio Oriente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, si è detto «profondamente preoccupato per le evidenti violazioni del diritto umanitario internazionale» a Gaza. Guterres è tornato a ribadire l’appello «per un cessate il fuoco umanitario», per poi spingersi ad affermare che «gli attacchi di Hamas non sono arrivati dal nulla», ricordando come il popolo palestinese sia stato «sottoposto a 56 anni di soffocante occupazione». Parole che hanno scatenato l’ira di Tel Aviv:; l’ambasciatore israeliano all’Onu, Gilad Erdan, è arrivato a chiedere le dimissioni di Guterres, mentre il ministro degli Esteri Eli Cohen ha detto di non voler incontrare il segretario generale, rimarcando che «Hamas deve essere cancellato dal mondo». Intanto Israele ha incassato il rinnovato sostegno del presidente francese Emmanuel Macron, che in visita nel Paese ha visto l’omologo Isaac Herzog e il premier Benjamin Netanyahu. Mentre è sempre più ricorrente il parallelismo tra Hamas e lo Stato islamico, Macron ha proposto che la coalizione anti Isis possa combattere anche contro i miliziani palestinesi. Il presidente francese ha anche incontrato a Ramallah il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, che ha parlato di «aggressione selvaggia da parte di Israele», chiedendogli di adoperarsi per fermarla.

  

Il presidente turco Recep tayyip Erdogan, per parte sua, nel corso di una telefonata con Vladimir Putin ha invece denunciato «il silenzio degli stati occidentali», che ha portato la crisi umanitaria a Gaza «ad assumere proporzioni senza precedenti». E nella Striscia si trovano i circa 220 ostaggi catturati da Hamas nell’attacco del 7 ottobre. Yocheved Lifshitz, una delle due donne israeliane rilasciate da Hamas, ha raccontato di essere stata picchiata, condotta per «ragnatele» di tunnel e di aver vissuto «un inferno che non avremmo mai pensato potesse arrivare a questo». Secondo un miliziano arrestato e interrogato dalle autorità israeliane, l’organizzazione palestinese prometteva agli affiliati «10mila dollari e un appartamento» per spronarli a prendere ostaggi. Le trattative per il rilascio di altre 50 persone che era stato ventilato sono rallentate. Hamas avrebbe posto come condizione l’accesso di carburante e di altri aiuti nella Striscia ma Israele si sarebbe rifiutato. La Farnesina, intanto, continua a lavorare per l’uscita dei cittadini italiani dalla Striscia. Si tratta di 19 persone, 7 con solo passaporto italiano, 7 con passaporto italiano e palestinese, e loro familiari palestinesi. «Noi contiamo di farli uscire non appena ci sarà la possibilità», ha assicurato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.