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Francia nel caos per la riforma pensioni: migliaia in strada e scontri

Via libera del Consiglio costituzionale francese al nodo centrale, nonché il più contestato, della riforma delle pensioni voluta dal presidente Emmanuel Macron, cioè quello dell'innalzamento dell'età pensionabile da 62 a 64 anni. Dopo che da tre mesi massicce proteste infiammano la Francia, i 9 'saggi' - così vengono definiti i membri della Corte costituzionale - hanno deciso di respingere 6 disposizioni presenti nel testo, ma di dare luce verde all'impalcatura essenziale della riforma. Macron potrebbe dunque ora promulgare il testo. Migliaia le persone scese subito in strada in diverse città, da Parigi a Nizza, da Lione a Caen a Rennes. Nella capitale i manifestanti si sono raccolti davanti all'Hotel de Ville e da lì è partito un corteo spontaneo.

  

I sindacati hanno lanciato un appello a Macron a non promulgare la riforma. Il presidente della Repubblica ha 15 giorni di tempo per farlo, ma fonti vicine a Macron hanno fatto sapere che la promulgazione potrebbe essere rapida. Entro 48 ore secondo Bfmtv. "Dal 2017 il presidente promulga sistematicamente tutte le leggi il giorno successivo o quello dopo ancora", hanno ricordato a Franceinfo dall'entourage presidenziale. In mattinata Macron aveva invitato i sindacati a partecipare a un incontro all'Eliseo martedì 18 aprile, ma dall'intersindacale è giunto un no, tanto più che, secondo quanto filtrato, il presidente vorrebbe promulgare la legge prima di allora: a seguito della decisione della Corte i sindacati uniti contro la riforma hanno annunciato che non accetteranno alcun incontro con l'esecutivo prima del 1° maggio, data per la quale hanno indetto una nuova giornata di "mobilitazione eccezionale e popolare contro la riforma delle pensioni e per la giustizia sociale".

"Questa sera non ci sono né vincitori né vinti", è stata la reazione della premier francese Elisabeth Borne. "La Corte costituzionale ha stabilito che la riforma è in linea con la nostra Costituzione, sia nel merito che nella procedura. Il testo è giunto alla fine del suo processo democratico", ha twittato, rivendicando che "richiede uno sforzo da parte dei francesi che possono permetterselo", "ma prevede anche molti progressi". Il governo ha sostenuto che la riforma è necessaria per mantenere a galla il sistema pensionistico a fronte dell'invecchiamento della popolazione. Le opposizioni intanto promettono che la lotta continuerà: "La decisione del Consiglio costituzionale dimostra che è più attenta alle esigenze della monarchia presidenziale che a quelle del popolo sovrano. La lotta continua e deve raccogliere le sue forze", ha commentato Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale francese. Mentre la leader dell'estrema destra Marine Le Pen ha twittato che "il destino politico della riforma non è segnato". "Il popolo ha sempre l'ultima parola", ha detto.

Nel suo pronunciamento, la Corte costituzionale ha bocciato la prima richiesta di referendum d'iniziativa condivisa (RIP) che era stata presentata dalla sinistra. Su una seconda richiesta di referendum, che è stata presentata giovedì, ci sarà una nuova decisione il 3 maggio.