la strategia di pechino

Afghanistan, l'asse Cina-Russia è l'artefice dell'alleanza (sporca) con i talebani

Gianluigi Paragone

Questo articolo è profondamente scorretto, una acrobazia di retroscenismo con slanci anti-cinesi. Pertanto prendetelo per quello che è; al limite ci rivediamo tra qualche tempo per riprendere in mano alcuni delle deliranti intuizioni che seguono.

La Cina ha calcolato tutto e senza farsi troppi problemi si è messa al centro dello scenario globale per diventare padrona del mondo approfittando delle debolezze altrui e soprattutto degli errori altrui. Il più grande errore “altrui” - cioè il nostro - è abbellire la politica, di averla destrutturata di ciò che ne caratterizza il sistema nervoso, ovvero il cinismo della ragion di Stato. Il Dragone nel giro di un decennio ha messo in ordine le tessere del suo gioco e lo sta vedendo compiersi contro le economie altrui. Il ritorno dei Talebani in Afghanistan è solo l’ultimo dei colpi, cominciato con l’uso dei fondi per comprarsi materie prime, spazi politici (acquistando debiti pubblici di altri Paesi) e ovviamente presidi militari.

  

Saliamo sull’ottovolante del complottismo. Dalla Cina è partito un virus che, incontrollato, sta annientando non solo modelli industriali, ma anche sociali, politici, occupazionali e sanitari. Più che un virus uno tsunami. L’emergenza Covid sta spazzando tutte le certezze che avevamo, persino quella di campare più a lungo e meglio. Insomma, la Cina ha spento l’interruttore sulle nostre convinzioni spingendoci nuovamente nel buio della paura.

A distanza di mesi e mesi (con la prospettiva che nulla cambierà perché abbiamo burocratizzato l’aspetto sanitario e nulla più) stiamo assistendo allo smottamento di modelli d’impresa a vantaggio di altri che innervano economia digitale e sorveglianza tecnologica, modelli imposti in nome dell’emergenza e che faranno vivere solo pochi over the top. A ciò si aggiungano le asimmetrie della globalizzazione, dalla nuova finanza (criptofinanza) e costi stellari dell’energia come arma di ricatto. Con il passare del tempo sarà sempre più chiaro che le svolte green avranno un costo insostenibile se non per i colossi energivori. (Al momento giusto partirà una nuova emergenza, il surriscaldamento della terra, che detterà nuovi interventi non meno impattanti di quelli che stiamo vivendo nell’emergenza Covid)

E veniamo al secondo giochetto della Cina: alzare il costo delle materie prime, rallentare le produzioni di microchip e bloccare di fatto i trasporti cargo via mare. E’ quel che sta già accadendo ma nessuno ne parla perché i nostri politici sono troppo presi con le scemenze del Green Pass. La Cina si è innervata non solo nel sistema finanziario e produttivo, ma ora cala le carte pesanti sul tavolo della logistica.

Capitolo Kabul. La “stabilizzazione destabilizzata” dei Talebani in Afghanistan è un’altra tessera del domino cinese: chi ha coperto le spalle al ripristino della situazione? L’asse Cina/Russia contro il presidio americano troppo ingombrante lì a due passi. I Talebani sono un presidio territoriale e sono ricettori di una economia da bassofondale (dalla droga al riciclaggio): ogni tanto un alleato “sporco” fa comodo.

E arriviamo così - per chiudere - ai giocatori globali. La Cina (si è detto). La Russia (che nel gioco di sponda fa emergere l’astuzia tattica di Putin). L’America, sempre più spaccata ma fondamentale forza internazionale. E infine l’Europa, il vaso di coccio. Debole nel suo vecchio schema economico e monetario, nulla come soggetto politico. Insomma, un… pallone gonfiato incapace di avere il minimo peso quando entrano in gioco i pesi massimi. La retorica impone di proseguire con l’ipocrisia europeista. Il senso della realtà invece imporrebbe di riconsiderare l’importanza di essere flessibili e meravigliosamente attrattivi. Ma, appunto, lo spartito dei “tanti soldi che arrivano dall’Europa” non ammette cori diversi.  A maggior ragione di tenori farneticanti.