gli effetti delle radiazioni

L'incubo di Chernobyl non è finito. La lotta del piccolo Vladik per camminare

Mary Tagliazucchi

Dopo l’intensa giornata di ieri a Randinka in Ucraina, oggi Il Tempo è a Ivankiv a 70 chilometri da Kiev per incontrare e raccontare la storia di Vladik. Il piccolo infatti nonostante abbia solo cinque anni ha già una grande e pesante storia sulle sue spalle. Insieme alla giovane mamma Anna, vive in questa cittadina di 10.000 abitanti dove -anche qui - le conseguenze della radioattività hanno (a distanza di 32 anni) , generato patologie congenite e tumori. Il villaggio infatti dista ad appena 45 chilometri (in linea d' aria) dalla zona rossa di Chernobyl. I problemi di salute per Vladik  iniziano già al suo primo anno di vita quando la madre si accorge che il bambino ha difficoltà a tenere la posizione eretta. Dopo diversi esami gli viene diagnosticato un neuroblastoma che comprime il midollo a livello lombare con conseguente impossibilità non solo a tenere la posizione eretta, ma anche a controllare e gestire gli sfinteri. Vladik viene operato a Kiev e sottoposto a chemioterapia, ma il tumore, non essendo stato asportato completamente, ricresce. Inoltre lo shock midollare, a causa delle terminazioni nervose compresse e compromesse, procura a Vladik dolori in altre parti del corpo. Gli specialisti ucraini, allora non davano comunque scampo al piccolo, facendo presente alla madre che, quello che si era potuto fare si era già fatto e che eventualmente non restava che sopperire al dolore constante con la morfina,. Un tragico e malevolo destino che sembrava già segnato per Vladik. Ma nel settembre 2017 grazie a Massimo Bonfatti e la sua organizzazione di volontariato, Mondo in Cammino, il sostegno della band Easy Pop (nello specifico di Viola e Patrizio), che sono stati vicini come una famiglia al piccolo e alla mamma e il programma televisivo “Le Iene” si è riusciti a presentare il caso oltreconfine e nel giro di pochi gironi, la raccolta fondi aveva superato i 20.000 euro, sufficienti per la prima fase di cure. A gennaio 2018 Vladik e la mamma partono per Istanbul e, dopo due settimane di analisi e di chemioterapia preventiva, il piccolo viene operato. Nel secondo viaggio in Turchia, a distanza di tre mesi dall’operazione, viene confermata l’asportazione in toto  del neuroblastoma ed esclusi sia ulteriori cicli chemioterapici che il previsto trapianto di midollo osseo. Allo stesso modo viene raccomandata l’inderogabilità delle cure fisioterapiche, senza perdita di tempo. Il caso di Vladik, però, non ottiene l’attenzione necessaria da parte delle istituzioni locali  soprattutto nel riconoscere l’invalidità di Vladik. Questo perché - soprattutto in una regione pesantemente colpita dalle conseguenze del fallout  di Chernobyl- significherebbe dover poi sostenere tantissimi altri casi che vedono anche altre patologie. Questo fa si che a Vladik vengano concessi solo 10 giorni di cure riabilitative fisioterapiche ogni tre mesi. Una terapia che in questi termini non riesce ovviamente a dare i suoi frutti. Oggi conoscendo in prima persona Vladick che, nonostante i tutori e l’impossibilità di muoversi autonomamente, era pieno di gioia di vivere ed energia, ci sembra una bestemmia il solo pensare che questo bambino pieno di voglia di vivere debba essere relegato ad una sedia a rotelle solo perché non riceve un’assistenza sanitaria adeguata. C’è infatti – da subito – il bisogno urgente di superare lo shock midollare risvegliando le terminazioni nervose e impedendo l’aggravamento atrofico. Anna, la madre per seguirlo h24 non può lavorare e da tempo è rimasta solo lei a prendersi cura del piccolo. Al piccolo infatti è stato riconosciuto solo un indennizzo di 100 euro al mese. Con questa somma ovviamente la madre e il piccolo stentano a farcela e ogni giorno per loro  è una vera ‘via crucis’. Con questa irrisoria somma Anna fa fatica ad assicurare i pannolini e le pomate a Vladik e arriva a stento a fine mese, se non ricorrendo alla generosità altrui. Per questo Mondo in Cammino, puntando sull’intervallo di tempo concesso dai soggiorni turistici, vorrebbe garantire a Vladik la possibilità di fruire, per circa  tre mesi, di una adeguata riabilitazione presso un centro polivalente  italiano, dotato sia di palestra che di piscina, e dove possa essere seguito da un fisioterapista che se ne prenda cura giornalmente. Per questo anche attraverso le pagine de Il Tempo , Mondo in Cammino lancia l’appello dall’Ucraina all’Italia. Per chi invece volesse contribuire a dare una mano a Vladick e la sua mamma di seguito le coordinate che andranno direttamente all’organizzazione che si occupa da oltre 35 anni della popolazione ucraina e bielorussa.  Iban bancario IT 17 R 08833 30261 000110111496  (BCC Casalgrasso e Sant’Albano Stura). Causale: VLADIK