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emergenza mondiale

Tremila casi? No, sono già 44mila. Quello che la Cina non dice sul virus

L'Oms corregge le stime: rischio molto elevato

Tremila casi? No, i contagiati sono già 44mila. Quello che la Cina non dice sul virus

Virus Cina, prevenzione in Corea del Sud

L'allarme dato troppo tardi, le connessioni col mercato del pesce di Wuhan smentite dagli scienziati, i silenzi delle autorità cinesi sul vero numero delle persone contagiate. Mentre si diffonde l'epidemia del coronavirus che ha fatto finora 81 morti e gli scienziati parlano di 44mila casi, crescono la psicosi in Europa e le polemiche per la gestione dell'emergenza da parte di Pechino. 

L’Organizzazione mondiale della sanità si corregge sulla valutazione del rischio legato al virus: non è moderato, come era stato "sintetizzato erroneamente" nei report precedenti, ammette l’Oms, ma è "molto alto in Cina, alto a livello regionale e alto a livello globale". La Cina ha confermato solo 2740 casi di contagio e almeno 80 morti, mentre l’Ecdc, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, parla di 2820 casi. Per l'Università di Hong Kong, invece, i contagiati sarebbero ben 44mila. E il numero potrebbe potenzialmente raddoppiare ogni sei giorni in assenza di un intervento importante da parte delle autorità di sanità pubblica, secondo il professor Gabriel Leung, presidente della medicina di sanità pubblica presso l’Università di Hong Kong (HKU). Leung, che è anche direttore fondatore del Centro di collaborazione per l’epidemiologia e il controllo delle malattie da infezione a Hong Kong, ha consegnato un rapporto contenente le sue conclusioni sulla possibile diffusione del virus alle autorità di Pechino e Hong Kong così come all’Oms. Stando al modello elaborato dal suo team, il numero di casi di coronavirus di Wuhan al 25 gennaio - compresi i pazienti che stanno nella fase di incubazione - potrebbe aggirarsi intorno ai 44mila.

Il bilancio è in aggiornamento continuo in tutto il mondo, con nuove segnalazioni dall’Asia al Canada e persone sottoposte a test per sintomi sospetti dall’Austria alla Costa d’Avorio, primo stato africano coinvolto. A Pechino si è registrato il primo morto, un 50enne che ha visitato l’8 gennaio Wuhan e ha sviluppato la febbre dopo essere tornato nella capitale.

Il sindaco della città, Zhou Xianwang, e il segretario locale del Partito comunista si sono detti disposti ad assumersi la responsabilità per la diffusione del coronavirus, e anche a dimettersi. Zhou ha risposto alle accuse secondo cui la città è stata lenta a divulgare informazioni nei primi giorni dell’epidemia, affermando che i governi locali non sono autorizzati a rilasciare informazioni sulle malattie infettive senza autorizzazione. E la diffusione del virus potrebbe non essere partita dal mercato del pesce di Wuhan, secondo la ricostruzione di un gruppo di scienziati cinesi pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet. Il primo caso è stato registrato il 1° dicembre e non ha evidenziato alcun collegamento con il mercato, e sarebbero ben 13 sui primi 41 casi ospedalizzati, sottolineano gli autori, a non mostrare nessuna connessione.

Intanto il ministro della Salute Roberto Speranza a Montecitorio fa il punto sulla strategia di difesa dal coronavirus. Secondo i dati ufficiali il tasso di mortalità si attesterebbe sul 2.8%, con una pericolosità allo stato non molto diversa da quella del virus influenzale. Ma il virus cinese evoca emergenze del recente passato come quelle legate a Sars e Mers e, complice l’assenza di un vaccino, fa paura, tanto da scatenare vere e proprie psicosi anche in Paesi, come l’Italia, nei quali il rischio è valutato basso dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Lo stesso Centro, "ritiene probabile una ulteriore infezione globale", legata al virus nonostante si consideri ancora "moderata" la probabilità di casi importati in Paesi dell’Unione europea. "Abbiamo comunque attivato significative misure di prevenzione", assicura il ministro, che spiega di essere in contatto costante con la commissaria Ue alla Salute e annuncia di aver proposto un confronto comune tra tutti i ministri della Salute europei. 

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