LA RIVOLUZIONE FRANCESE

Jean-Marie Le Pen: mia figlia vincerà coi voti dei compagni

Massimo Magliaro

La stanza al secondo piano è quella di sempre. Velieri ovunque. E, ovunque, Giovanna d' Arco, statue medie e piccole, quadri, stampe, libri. E poi l'immancabile cannocchiale col quale si vede tutta l'ardesia del mondo spalmata sui tetti della città adagiata ai piedi di questa piccola collina. Jean-Marie Le Pen è disteso e soddisfatto. La festa elettorale che ha organizzato domenica sera a Parc de Montretout è finita molto tardi ma non ha lasciato traccia di stanchezza sul suo volto. Anzi, sembra ringiovanito. Sarà per i dieci di «vacanza dietetica» in Alsazia. «No, non ci ho parlato» mi dice prevenendo una scontata domanda. E dopo una pausa aggiunge un «Ancora» che significa pur qualcosa. «Lo farò, lo farò. In fondo sono un suo elettore». Che giudizio dà del record di sette milioni di voti? «È un ottimo risultato. Marine poteva ottenere di più se non avesse avuto i problemi che ha avuto dentro il partito». È l'unico sassolino che si toglie dalla scarpa alludendo ai contrasti tra di loro che, più che politici, sono stati e restano sulla gestione del partito e in particolare sul ruolo del vero numero due, Florian Philippot. «Marine non ha appoggi dalla finanza, dai giornali, dalle televisioni, dall'imprenditoria. Dunque doveva unire il più possibile il partito. La sua forza veniva da dentro non da fuori. Invece...» Può aumentare i voti al secondo turno? «Deve saper convincere gli elettori. Lei lo può fare. Ne ha le capacità. Deve saper parlare al cuore della gente ma anche... SE VUOI CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI