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Downing Street cambia inquilino Mai dire May, il premier è donna

Il ministro succede a Cameron

Downing Street cambia inquilino Mai dire May, il premier è donna

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«Brexit is Brexit», cioè non ci saranno ripensamenti sul fatto che la Gran Bretagna voglia uscire dalla Ue e, soprattutto, che «l’uscita alla fine sarà un successo». Con tre parole Theresa May, da mercoledì nuovo primo ministro conservatore di Sua Maestà britannica, si è presentata con il piglio e la determinazione di colei che già viene definita la nuova Thatcher e che con una sola battuta ha liquidato la numerosa e composita compagnia di politici e piagnucolosi osservatori, particolarmente folta anche in Italia, che avevano fatto passare milioni di inglesi come irresponsabili e tardivi pentiti di una scelta storica e largamente consapevole. David Cameron presiederà domani l’ultima sessione di domande al Parlamento di Londra in qualità di primo ministro del Regno Unito, prima di andare a Buckingham Palace per presentare le dimissioni alla regina Elisabetta II e cedere l’incarico alla ormai ex titolare dell’Interno. La May, che è stata una timida sostenitrice del «remain» in sede di referendum, da ieri insediata al numero 10 di Downing Street da una stragrande maggioranza dei tories, il partito al governo, ha fatto subito sapere che si impegnerà a cercare «il miglior accordo possibile» per traghettare la Gran Bretagna fuori dall’Ue, e pur ammettendo che il Paese affronta «tempi difficili e incerti», ha evocato «una visione positiva» sul suo futuro. Dall’Inghilterra una decisa risposta a quanti, anche un po’ all’italiana, continuavano a «sperare» in un ripensamento di quel Paese, che nei loro auspici avrebbe fatto di tutto per allungare i tempi di un divorzio giudicato catastrofico per le sorti di un’Europa che resta comunque balbettante e soprattutto incapace di ritrovarsi intorno a importanti obiettivi comuni. Da mercoledì, il Regno Unito volta pagina e incomincia a dare un concreto significato al suo abbandono. E lo fa con un’economia che regge, con una sterlina che si è deprezzata in modo trascurabile e che è già in ripresa, con i mercati internazionali che continuano a confermare fiducia. Tutto ciò nel momento in cui nell’Europa cosiddetta unita ci si scontra, senza risultati, su come evitare il disastro di molte importanti banche dei vari paesi o sui modi con cui non affrontare il problema dell’immigrazione. Theresa Mary May, che dovrà fare uscire la Gran Bretagna da questo groviglio di problemi che non riescono ad avere soluzione, è nata a Brasier il 1 ottobre 1956, figlia unica di un vicario anglicano del Sussex. Ha avuto una formazione sia pubblica sia privata, laureandosi in Geografia all’università di Oxford. Qui ha incontrato il futuro marito, il banchiere Philip May, con cui non ha figli. Prima di entrare in politica, ha lavorato in Francia anche alla Bank of England. Ha fatto i primi passi in politica nel mezzo della premiership di Margaret Thatcher e, una volta nominata premier, sarà l’unica ad aver seguito le sue orme alla guida del Paese. Nel tempo, si è creata una fama di politica esperta, razionale e sobria, con punti di vista tradizionalmente conservatori, che non ha paura di farsi nemici nel perseguire le politiche del suo schieramento. «Non sono un politico che si mette in mostra. Non faccio il tour degli studi televisivi, non faccio pettegolezzi durante i pasti, non bevo nei bar del Parlamento, non parlo a cuore aperto. Faccio semplicemente il lavoro che ho davanti», ha dichiarato di recente. L’avvicendamento con David Cameron, il grande sconfitto del voto referendario del 23 giugno che ha sancito la vittoria dei pro Brexit, è stato molto più sollecitodi quanto previsto. Cameron ha usato parole di grande apprezzamento per May: «Sono contentissimo che sia il prossimo primo ministro: è forte, competente ed è più che capace di offrire quella leadership di cui il Paese ha bisogno nei prossimi anni. Avrà il mio pieno appoggio». La May ha inoltre il vantaggio di poter contare sul sostegno da una larga maggioranza di parlamentari conservatori, tra cui i due paladini della Brexit, Boris Iohnson e Michael Gove. Non si può dire che abbia molti amici questa donna glaciale e determinata, che nel corso degli anni ha sicuramente conquistato, anche nel suo partito, il rispetto dei colleghi, tenendosi a distanza dalle polemiche interne ai tories. E la sua preferenza di assumere un profilo squisitamente istituzionale e poco propenso ai colpi di testa, ne ha accresciuto l’autorevolezza, aiutandola nella corsa al potere. La nuova Thatcher è servita.

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