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Brennero, l'Ue attacca l'Austria: "Muro non è la soluzione"

Lo stop costerà alle imprese dell'autotrasporto italiane 170 milioni di euro l'anno. Le Ong: "Si rischia una nuova Idomeni" LA BARRIERA Lavori in corso al Brennero

Brennero, l'Ue attacca l'Austria: "Muro non è la soluzione"

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Per qualcuno è un errore. Si rischiano scontri, stop forzati per le merci, milioni di euro di spesa in più, per non parlare del rischio violazioni dei diritti umani. Per altri, governo austriaco in testa, si tratta di una cerniera, un cordone sanitario sacrosanto contro l'Isis e lo spettro dell'immigrazione selvaggia. Ma Bruxelles non ci sta e alza la voce contro il "muro austriaco".


La politica Il cancelliere austriaco, Werner Faymann, dopo il consiglio dei ministri a Vienna ribadisce: "Le nuove misure non sono auspicabili, ma necessarire e giuste. Non possiamo non fare niente e accogliere persone senza limiti e senza controlli. Mi assumo la responsabilità di tutto". L'Ue intanto bacchetta Vienna. "Quello che sta accadendo al confine tra Italia e Austria non è la soluzione giusta", fa sapere il commissario Europeo, Dimitri Avramopoulos, parlando alla plenaria di Strasburgo. "La Commissione europea è molto preoccupata per l'annuncio austriaco", fa sapere la sua portavoce, Natasha Bertaud, che specifica: "Abbiamo visto gli annunci" e se saranno messi in atto "dovremo valutarli molto seriamente" per le conseguenze sulla libera circolazione. Sottolineando che "le reintroduzioni dei controlli alle frontiere interne devono essere eccezionali e temporanei". Bertaud inoltre aggiunge che "non ci sono prove di una deviazione dei flussi di migranti dalla Grecia all'Italia" ma sono stati osservati "15mila arrivi in Italia dalla Libia dall'inizio dell'anno".


Il rischio umanitario Il Brennero rischia di diventare la Idomeni del Nord. Lo fa sapere Amnesty Italia. C'è il rischio che la situazione degeneri come accaduto nei giorni scorsi al confine tra Grecia e Macedonia. L'Austria, secondo Amnesty, non solo non apre un corridoio umanitario per i migranti che vogliono raggiungere la Germania, ma pone addirittura un ostacolo che creerà sul versante italiano del Brennero una situazione pericolosa. "Ci ritroveremo con dei campi profughi informali, improvvisati, senza strutture". Proprio mentre si scrive Medici Senza Frontiere denuncia che negli scontri di due giorni fa a Idomeni si è sparato "ad altezza di bambino". Loris De Filippi, presidente di Msf dichiara: "Negli scontri almeno 200 persone sono rimaste ferite da gas lacrimogeni e altre 37 da proiettili di gomma sparati ad altezza non di uomo, ma di bambino. Almeno tre bambini sono rimasti feriti da questi proiettili". "E' una situazione aberrante creata dall'Europa e non risolta dall'Europa". "Se non ci fossero le organizzazioni internazionali a tentare di portare una soluzione alla situazione di Idomeni - denuncia De Filippi - sarebbe un disastro".


Situazione calma Il rischio sicuramente c'è, ma per ora al Brennero la situazione sembra essere assolutamente sotto controllo. Non ci sono immigrati accampati come accade a Idomeni. Certo, il timore è che con l'arrivo dell'estate tutto possa precipitare. I lavori per la costruzione della barriera sono iniziati. Due ruspe sono a lavoro nella zona dell'area di servizio Rosenberger esattamente nella parte opposta dove il 3 aprile scorso sulla strada statale si registrarono gli scontri tra polizia austriaca e attivisti in maggioranza italiani. Inizialmente saranno rimossi i guardrail per consentire la messa in opera della struttura che sarà lunga 250 metri cioè la larghezza complessiva del valico.


Il danno economico "Il ripristino della frontiera al Brennero - perché di questo si tratta a tutti gli effetti - porterà un danno economico per le sole imprese dell'autotrasporto di 170 milioni l'anno, come costi causati dalle maggiori attese al valico, aumento di spesa per il personale e diminuzione dei viaggi e della velocità di consegna. Ma non c'è solo questo. È a rischio il valore del totale dell'interscambio commerciale con l'Europa che passa dal Brennero e che ammonta a 140 miliardi di euro". A stimare con Labitalia i danni economici che la barriera austriaca può causare al settore del trasporto merci è Pasquale Russo, segretario generale di Conftrasporto, confederazione aderente alla Confcommercio. Insomma, aggiunge il segretario generale di Conftrasporto, "guai a pensare che il ritorno delle frontiere in Austria sia un problema dell'autotrasporto: è un problema di tutta l'Italia". Frenare un sistema che vale 140 miliardi l'anno, ribadisce Russo, "significa far perdere competitività al Paese e per questo ci auguriamo che anche il governo si faccia sentire". Intanto, annuncia Russo, "chiederemo a breve un incontro col ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio". Economia, politica e geografia a parte Vienna ci chiude fuori dal resto di Europa. E questo, da italiano, umanamente da un po' fastidio. A meno che qualcosa cambi. Che qualcuno spenga l'interruttore della marea umana molto prima del Brennero, fuori dai confini dell'Unione.

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