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Sono 1.500 i foreign fighters tornati in Europa e pronti a colpire

Dossier del "Centro internazionale controterrorismo"

Sono 1.500 i foreign fighters tornati in Europa e pronti a colpire

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Ritornano in Europa dopo aver acquisito formazione militare ed esperienza sul campo di battaglia e sono pronti a commettere azioni terroristiche. Il 30% di quelli partiti sono già ritornati e questo rappresenta un serio problema per la sicurezza. I foreign fighters tornati da Siria e Iraq dopo un periodo trascorso a stretto contatto con lo Stato islamico sono una delle vere minacce per i paesi europei. A lanciare l’allarme è il Centro internazionale di controterrorismo (Icct) dell’Aja che il 1° aprile ha pubblicato un report nel quale si rivela che dei circa 4.300 combattenti partiti dalla Ue alla volta del Califfato, il 30% (quasi 1.500) ha già fatto ritorno nei paesi d’origine. Una percentuale alta, se si considera che molti sono morti in battaglia e altri sono ancora nei territori controllati dall’Isis.

In questo panorama l’Italia si conferma uno dei paesi dell’Unione con il minor numero di "volontari" andati nei teatri di guerra. Al momento, infatti, sarebbero 93 quelli che dal nostro paese si sono mossi per raggiungere la Siria. Solo 12 quelli con passaporto italiano. Sessanta di questi, invece, si troverebbero presumibilmente ancora nelle zona di conlfitto, mentre 22 si stima siano quelli deceduti. Nella parte dedicata al nostro paese, inoltre, nel report si legge che «l’Italia ha un sistema per il livello di minaccia che parte da 0 (rischio trascurabile) a 3 (attacco terroristico in corso o già avvenuta). Dopo gli attacchi di Parigi dello scorso novembre, il livello di minaccia è stata sollevata a 2».

Icct indica anche le zone si provenienza dei combattenti spiegando che la maggior parte di quelli reclutati da organizzazioni jihadiste provengono da Francia, Germania, Regno Unito e Belgio. Proprio quest’ultimo Stato, dove la furia dell’Isis ha colpito di recente, conta il più alto contributo pro-capite di combattenti stranieri a gruppi jihadisti. Tutti paesi in cui le intelligence, dopo gli attentati di Bruxelles, hanno elevato al massimo l’allerta per il rischio di attentati terroristici.

I dati, inoltre, indicano che la maggioranza dei foreign fighters proviene da aree metropolitane, spesso dagli stessi quartieri come nel caso di Molenbeek a Bruxelles o le banlieu parigine. Tra i combattenti che scelgono di schierarsi tra le fila dello Stato islamico al momento la componente femminile è solo del 17%, mentre la percentuale di convertiti varia dal 6% al 23%. Il 90% proviene dai quartieri urbani in cui molti soggetti crescono insieme, a volte nello stesso nucleo parentale.

Nell’analisi del Centro internazionale di controterrorismo dell’Aja si legge come il processo di radicalizzazione dei combattenti stranieri è in genere piuttosto veloce e spesso si sviluppa in gruppi di amici che si incentivano a vicenda e decidono di partire insieme per raggiungere la Siria e l’Iraq. E tra le ulteriore minacce per l’Europa, spunta anche quella rappresentata dagli «aspiranti foreign fighters» che, non essendo riusciti a partire per Siria e Iraq, possono compiere attacchi all’interno dell’Unione europea.

Anche nel report sono citati i casi di foreign fighters italiani passati agli onori della cronaca. Tra i nomi più noti di mujaheddin nostrani, c’è quello di Giuliano Ibrahim Delnevo, il giovane genovese morto in Siria nel giugno del 2013. A seguire, tra i vip in lista, c’è Maria Giulia Sergio, la convertita che ha deciso di combattere il jihad. L’altro profilo noto è quello di Giampiero Filangieri, il calabrese arrestato dal dipartimento antiterrorismo ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, mentre tentava di raggiungere i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi.

Tra gli italiani, però, compare anche un marocchino, naturalizzato italiano, El Mehdi Dannoune, che dopo essere stato in Siria, sarebbe stato in cura presso una struttura medica europea a causa di alcuni problemi psichici. Nell’elenco di connazionali rientra Stefano Costantini (citato anche dal report di Icct) che ha la doppia cittadinanza italo-svizzera, e che fa parte della lista dei nostri foreign fighters. Tra gli stranieri partiti dall’Italia per raggiungere la Siria troviamo altri nomi noti come quello di Anas El Abboubi, noto anche come il rapper Mc Khalifh, marocchino residente in provincia di Brescia partito a settembre 2013 per la Siria, uno dei fautori del gruppo "Sharia4Italy" che fa parte del network jihadista attivo in Europa. Di questo gruppo un altro esponente è Jarmoune Mohamed, sospettato di preparare un attentato alla Sinagoga di Milano. Molti anche i bosniaci e i macedoni che vivevano in Italia, senza aver ottenuto la cittadinanza, e che ad un certo punto hanno deciso di andare a combattere il jihad. È il caso dell’imbianchino bosniaco Ismar Mesinovic (partito dall’Italia per la Siria fra il novembre e il dicembre 2013), e l’operaio macedone Munifer Karamaleski, frequentatori dei centri islamici di Trento e di Pordenone. Secondo la Procura di Venezia a incitare i due alla guerra santa sarebbe stato l’imam radicale Bilal Hussein Bosnic, 42 anni, conosciuto dai suoi come Cheb Bilal.

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