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Obama accoglie "il Papa della speranza"

Francesco si presenta come «figlio di emigranti» e auspica una «società davvero inclusiva» LEGGI ANCHE Bimba messicana sfida la sicurezza per abbracciare il Papa

Un’accoglienza calorosa, quasi fraterna, inusuale per un capo di Stato da parte di Barack Obama. È quella riservata a Papa Francesco in occasione della visita alla Casa Bianca. «Che bella giornata ci ha regalato il Signore!» ha detto Obama che insieme alla moglie Michelle ha atteso il Pontefice davanti al portico meridionale della residenza. Nel parco di South Lawn c’erano circa 15.000 persone ma migliaia (si stimano circa 200.000) si sono assiepate sul National Mall per veder passare il Papa. «L'entusiamo per la sua visita va attribuito non solo al suo ruolo ma alle sua qualità personali che sono uniche» ha detto Obama, sottolineando la sua «umiltà, il suo essere semplice, la gentilezza delle sue parole e la semplicità del suo spirito». Un «esempio vivente degli insegnamenti di Gesù, la sua autorità morale viene non solo dalle sue parole ma anche dalle sue azioni». E ha aggiunto che «il suo messaggio di amore e speranza ha ispirato tanta gente, nella nostra nazione così come nel mondo». Obama ha ringraziato Papa Francesco per «il suo appello alle nazioni affinché resistano alle sirene della guerra e risolvano le dispute attraverso la diplomazia». Il presidente ha anche ricordato le persecuzioni di cui sono vittime i cristiani.

Nel suo discorso, pronunciato in inglese e concluso con la frase «God bless America», Dio benedica l’America, Francesco ha toccato tutti i temi che gli stanno a cuore in questo viaggio, auspicando che siano giorni «di incontro e di dialogo». Dall’immigrazione (ha esordito dicendo «Quale figlio di una famiglia di emigranti, sono lieto di essere ospite in questa Nazione») alla famiglia, in vista della giornata mondiale di Philadelphia «il cui scopo è quello di celebrare e sostenere le istituzioni del matrimonio e della famiglia». Dall’impegno «per riconciliare relazioni che erano state spezzate», con chiaro riferimento a Cuba e «per l’apertura di nuove vie di cooperazione all’interno della famiglia umana» sulla «via della riconciliazione, della giustizia e della libertà», alla necessità di «costruire una società che sia veramente tollerante ed inclusiva» tesa «a difendere i diritti degli individui e delle comunità, e a respingere qualsiasi forma di ingiusta discriminazione». Fino al clima sul quale il Papa ha apprezzato i passi compiuti da Obama «per la riduzione dell’inquinamento dell’aria» visto che «il cambiamento climatico è un problema che non può più essere lasciato ad una generazione futura». Il Papa ha citato Martin Luther King per ricordare che «siamo stati inadempienti in alcuni impegni, ed ora è giunto il momento di onorarli».

Francesco è rimasto a colloquio per circa mezz’ora con Obama nello Studio Ovale. Poi il Pontefice ha incontrato i vescovi americani nella cattedrale di S. Matteo. «Non sono venuto per giudicarvi o per impartirvi lezioni - ha detto Francesco - Che nessun membro del Corpo di Cristo e della Nazione americana si senta escluso dall'abbraccio del Papa».

Francesco ha lanciato un appello all’unità della Chiesa e ai prelati ha parlato dell’emergenza immigrazione, tema molto caldo anche negli Stati Uniti: «Accogliete i migranti senza paura». Parole pronunciate «non solo come Vescovo di Roma, ma anche come Pastore venuto dal Sud», quel Sud dell’America che preme sui confini degli Usa. E poi la questione degli abusi sessuali che è «una ferita», uno scandalo che «negli ultimi anni ha pesato tanto» sulla Chiesa americana, della quale tuttavia ha riconosciuto «il generoso impegno per guarire le vittime» e «per continuare a operare affinché tali crimini non si ripetano mai più».

Poi ha ribadito con forza che non è lecito evadere o mettere a tacere» le questioni che riguardano «le vittime innocenti dell'aborto, i bambini che muoiono di fame o sotto le bombe, gli immigrati che annegano alla ricerca di un domani, gli anziani o i malati dei quali si vorrebbe far a meno, le vittime del terrorismo, delle guerre, della violenza e del narcotraffico, l'ambiente devastato da una predatoria relazione dell'uomo con la natura».

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