Papa Francesco a Betlemme: "Due popoli e due Stati"
Il Papa si ferma in preghiera lungo il muro che divide Israele dai territori palestinesi. "Dovete pregare per la pace, offro la mia casa per questa preghiera". Con queste parole il Pontefice ha invitato il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Abu Mazen a un "vertice di preghiera" in Vaticano. Betlemme. "Contemplando la Santa Famiglia qui, a Betlemme, il mio pensiero va spontaneamente a Nazaret, dove spero di potermi recare, se Dio vorrà, in un'altra occasione". Montini, Wojtyla e Ratzinger poterono recarvisi nei loro pellegrinaggi del 1964, 2000 e 2009. Questa volta a Papa Francesco è stato chiesto di rinunciare per "ragioni organizzative". In realtà in Galilea vivono la maggior parte dei cristiani di Terra Santa, circa 60mila, mentre la stessa cifra è raggiunta dalle comunità di Betlemme e Gerusalemme solo grazie agli immigrati cattolici filippini e indiani. "Abbraccio da qui - ha detto Francesco - i fedeli cristiani che vivono in Galilea e incoraggio la realizzazione a Nazareth del Centro Internazionale per la Famiglia", affidato al Movimento del Rinnovamento nello Spirito. Messaggio ai bambini. Piangono i bambini (e piangono le loro mamme), ma il mondo rimane indifferente. E' un pianto che troppo spesso "trascuriamo, per occuparci dei nostri interessi". E' questa la denuncia di Papa Francesco nell'omelia pronunciata (in italiano) nella piazza della Mangiatoia di Betlemme. Per il Pontefice, "i bambini sono un segno. Segno di speranza, segno di vita, ma anche segno diagnostico per capire lo stato di salute di una famiglia, di una società, del mondo intero". Attualizzando la promessa dell'angelo ai re magi ("Questo per voi il segno: troverete un bambino?") Bergoglio osserva: oggi "forse quel bambino piange. Piange perché ha fame, perché ha freddo, perché vuole stare in braccio... Anche oggi piangono i bambini, piangono molto, e il loro pianto ci interpella. In un mondo che scarta ogni giorno tonnellate di cibo e di farmaci, ci sono bambini che piangono invano per la fame e per malattie facilmente curabili. In un tempo che proclama la tutela dei minori, si commerciano armi che finiscono tra le mani di bambini-soldato; si commerciano prodotti confezionati da piccoli lavoratori-schiavi. Il loro pianto e' soffocato: devono combattere, devono lavorare, non possono piangere!" Ai cristiani di Palestina. Nel neonato Stato di Palestina dove Francesco è il terzo capo di Stato a recarsi dopo il riconoscimento internazionale del 2012, "la comunità cristiana offre il suo significativo contributo al bene comune della società e partecipa alle gioie e sofferenze di tutto il popolo". "I cristiani - assicura infatti Francesco nel discorso al presidente Abu Mazen e alle autorità civili riunite nel Palazzo Presidenziale di Betlemme per la cerimonia di accoglienza - intendono continuare a svolgere questo loro ruolo come cittadini a pieno diritto, insieme con gli altri concittadini considerati come fratelli". E definendo il presidente palestinese "uomo di pace e artefice di pace" e "buone le relazioni esistenti tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina", Bergoglio auspica a quest'ultimo riguardo che esse possano "ulteriormente incrementarsi per il bene di tutti. Due popoli e due Stati. È la linea «due popoli, due Stati» che da anni sostiene la Santa Sede. Il tono del Papa è accorato e insieme severo: «Auspico vivamente che a tal fine si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono alla dichiarata volontà di giungere a un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e coerenza» La pace «porterà con sé innumerevoli benefici per i popoli di questa regione e per il mondo intero» e quindi «occorre incamminarsi risolutamente verso di essa, anche rinunciando ognuno a qualche cosa».