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Obama incoraggia i familiari di Mandela

L’omaggio a Madiba: «Ha ispirato persone di tutto il mondo, me compreso»

Il sostegno della famiglia Obama «mi ha dato forza». Lo ha detto ieri la moglie di Nelson Mandela, Graca Machel, dopo aver parlato al telefono con il presidente americano in visita in Sudafrica. «Mi sento umile di fronte al conforto ricevuto e ai loro messaggi di forza e ispirazione, che ho già trasmesso a Madiba», si legge ancora nel comunicato diffuso dalla Machel, che usa il nome tribale del marito.

Obama, che in mattinata ha avuto un colloquio con il presidente sudafricano Zuma, ha incontrato privatamente a Johannesburg i familiari di Mandela, icona della lotta anti apartheid, da giorni ricoverato in gravi condizioni. L'incontro, durato una ventina di minuti, è avvenuto al Nelson Mandela Centre of Memory, dove si trovavano due figlie di Mandela e sei dei suoi nipoti. Graca Machel è rimasta a Pretoria al capezzale del marito e Obama le ha parlato solo per telefono. In una dichiarazione dopo la visita, Obama ha riferito di avere detto ai familiari di Mandela che spera che l'ex presidente sudafricano possa trarre conforto dal tempo che sta trascorrendo con i suoi cari. «Ho anche ribadito il profondo impatto che la sua eredità ha avuto nella costruzione di un Sudafrica libero e nell'ispirare le persone in tutto il mondo, me compreso. Questa è l'eredità che noi tutti dovremmo onorare nella nostra vita» ha concluso. Le gravi condizioni di salute di Mandela, prossimo a compiere 95 anni, hanno in parte oscurato la storica vista di Obama. Il presidente americano, che considera Mandela un suo «eroe personale», non è andato a trovarlo in ospedale, spiegando di non voler essere in alcun modo «invadente» in un momento così delicato per Madiba e la sua famiglia. I timori per la vita del simbolo della lotta all’apartheid hanno spinto anche l’ultimo presidente bianco del Sudafrica, De Klerk, che ottenne il Nobel per la pace insieme a Mandela, a interrompere il suo tour in Europa.

Ieri Obama ha parlato all’Università di Soweto mentre all’esterno veniva contestato. «Non perdete la speranza, come Nelson Mandela non l'ha persa durante i suoi 27 anni di carcere» ha detto ai giovani sudafricani, bianchi e neri, riuniti ad ascoltarlo nel campus dell'università di Johannesburg di Soweto, luogo simbolo della lotta contro l'apartheid. Un discorso durante il quale il presidente ha fatto appello soprattutto «al «coraggio, all'immaginazione e all'ottimismo» del suo uditorio, capacità proprie della gioventù. E ha annunciato un nuovo programma di borse di studio per 500 ragazzi africani perché possano studiare amministrazione politica ed economia, contribuendo alla crescita dei loro Paesi. «Per me è un grande onore tornare da presidente a Soweto», ha detto Obama fra gli applausi, ricordando come questo luogo sia stato per lui «fonte d'ispirazione». Le proteste scoppiate nel giugno 1976 nella grande township di Soweto furono represse con durezza dalla polizia che uccise centinaia di manifestanti e rimangono uno dei momenti chiave della lotta contro l'apartheid. Incidenti che hanno turbato anche la giornata di ieri. La polizia sudafricana ha lanciato granate stordenti contro i manifestanti, un gruppo di 200/300 persone. I manifestanti - che protestavano contro la politica estera statunitense e soprattutto la campagna di droni che ha fatto tante vittime, anche civili, in Afghanistan e Pakistan - avevano prima bruciato bandiere a stelle e strisce e ritratti di Obama. «Il messaggio è chiaro: vorremo che onorasse le promesse fatte quando è stato eletto presidente degli Stati Uniti, per esempio chiudendo Guantanamo Bay» ha raccontato uno dei contestatori, Firoz Osman.

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